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Il parco di Gabii ci salverà da Rocca Cencia: rivoluzione per valorizzazione

Gabii, non impianti di Rocca Cencia. Questa è la sfida lanciata dall’aula civica di Castelverde. Il Municipio delle Torri vuole il suo riscatto

Per anni, decenni, non si parla di altro: Rocca Cencia e gli impianti Ama (e non solo). Anno dopo anno, amministrazione dopo amministrazione: tutti hanno promesso, nessuno ha fatto. E Rocca Cencia resta là, come la spada di Damocle, incombente con i suoi impianti sulle teste dei cittadini. Le battaglie dei comitati e delle associazioni hanno portato risultati eccellenti ma è giunto il momento di cambiare passo. Non più rifiuti: occorre parlare di Gabii e del suo Parco Archeologico. Questo il tema della conferenza stampa dei comitati riuniti il 19 maggio sera, nell’aula civica di Castelverde.

“Un parco Archeologico di 85 ettari – dice l’archeologa Barbara Saracino, in rappresentanza del Comitato Francigena Praenestina – che si stima possa raggiungere un’estensione totale di 300 ettari: un’area superiore a quella di Pompei”. La dottoressa vuole specificare: “Gabii non è solo il tempio di Giunone Gabina: come per l’Appia Antica o per la Prenestina nei tratti emersi, ci sono ville, sepolcri. Addirittura nella Necropoli dell’Osa si sono trovate le prime iscrizioni in greco e latino arcaico”. La città di Gabii, più antica di Roma, era il crocevia perfetto negli assi viari nord-sud e est-ovest, mettendo in comunicazione il mondo etrusco con quello greco e favorendo la transumanza tra l’Abruzzo e le nostre terre.

Decenni di battaglie sui rifiuti

I comitati riuniti sono molti e tutti, o buona parte, hanno avuto un ruolo nelle battaglie contro la gestione dei rifiuti di Roma che ha sempre scaricato qui nel nostro Municipio i rifiuti della capitale. “Ma questa è una lettura che non vogliamo più avere – spiega Daniela Ferdinandi, storica attivista di Castelverde che si batte da sempre contro la discarica abusiva – non voglio più sentir dire che noi siamo quelli che abitano vicino a Rocca Cencia. Sì, va bene Rocca Cencia: ma non gli impianti, non i rifiuti, non il sistema di trattamento. Noi siamo quelli che abitano a Gabii”, rivendica con fervore. Ma il suo non è un abbandono della lotta. E lo spiega bene il principe Urbano Barberini Sforza, intervenuto in qualità di ambasciatore del FAI – Fondo Ambiente Italiano.

“Sono troppi anni che portiamo avanti questi problemi – spiega il principe – Viviamo costantemente nella dicotomia tra discariche aperte e parchi chiusi. La soluzione per salvare il nostro territorio è approfittare delle straordinarie testimonianze degli antenati”. L’idea che porta avanti il principe Barberini è il Distretto Archeologico Rurale Tiburtino Prenestino, in grado di generare economia positiva per tutto il quadrante. Come ha detto anche il professor Antonio Cataldi, presidente dell’associazione Nuova Urbe, “Assistiamo sempre a un via vai di candidati, poi quando sono eletti non si può fare nulla”. Dello stesso pensiero è il principe, che aggiunge: “Non possiamo aspettare che la soluzione arrivi dalla politica, per questo noi vogliamo partire dal territorio”. E lo fa attraverso la rete di cui è portavoce: “Siamo 40 aziende per circa 3mila ettari, per partire dal basso con gli agricoltori che hanno capacità e voglia di realizzare un’economia che funziona”.

Valorizzazione è rivoluzione

Finché parleremo di rifiuti, di battaglie contro i rifiuti, noi cosa saremo? Saremo sempre la discarica di Roma. Non riusciremo mai ad attuare il piano di redistribuzione dei rifiuti, come auspicato anche dall’ingegner Francesco Montillo, che parla di una differenziata “Al 45% incrementabile al 65% che può essere redistribuita in 12 punti per il compostaggio. Il concetto è cercare di ridurre la filiera per trattare i rifiuti in loco”, creando almeno quattro quadranti indipendenti per Roma. Ma potremo affrontare questa sfida se noi non sapremo offrire qualcosa che non sia un’industria di trattamento dei rifiuti?

Ecco la sfida dei comitati, che stanno vivendo una transizione importante. Attenzione, non si sta dicendo che si abbandona la lotta, anzi: è vero il contrario. Ma uno scontro frontale porta solo a vittorie di Pirro, a rimandi, a continui ripensamenti. Si deve creare un indotto della cultura. Parafrasando Daniela Ferdinandi: il Municipio delle Torri e di Gabii. Noi siamo le Torri, noi siamo Gabii. E lo dovremmo rivendicare con orgoglio.

Le idee in campo seguono quindi un paradigma diverso dal passato ma unite nel comune desiderio: valorizzare Gabii. Non solo perché è un parco archeologico. Non solo perché è più antica di Roma. Non solo perché è, allo stato attuale, equiparata all’area archeologica dell’Appia Antica e di Ostia Antica. Anche, ma non solo per questo. Perché valorizzare l’area di Gabii significherebbe porre sul tavolo delle trattative un pesante contraltare contro la gestione dei rifiuti di Roma che vuole il nostro Municipio come il Municipio della Monnezza.

Gabii è la serratura e la chiave per schiudere la porta. Non resta che approfittarne, cogliere la testimonianza del mondo antico e farla nostra, ancora una volta. Perché, come ha saggiamente detto il principe Barberini: “Se creassero Rocca Cencia nel Chianti ci sarebbero rivolte in tutta Italia”. Il messaggio dei comitati è quindi chiaro e la rotta è tracciata. La politica saprà cogliere queste riflessioni?

Flavio Quintilli

Flavio Quintilli

Flavio Quintilli, classe ’86. Mi interesso di politica, cronaca e musica. Credo nel valore delle idee e difendo la libertà di poterle esprimere.

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