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Lunghezzina, la scuola di via Saldini ancora chiusa. Celli: “Situazione sempre allo sbando”

La scuola di via Saldini è una delle opere a scomputo di Lunghezzina che non trovano pace. La scuola è pronta ma non può essere aperta

A sinistra Svetlana Celli (Roma Torna Roma), a destra Flavio Mancini
A sinistra Svetlana Celli (Roma Torna Roma), a destra Flavio Mancini

Il quadrante est di Roma soffre terribilmente la mancanza di scuole. Le famiglie sono costrette spesse volte a trovare posto in scuole di quartieri limitrofi o, addirittura, nei comuni attigui. Eppure, a Lunghezzina, una scuola pronta per essere aperta c’è: è quella di via Saldini. Pronta, ultimata, che non conosce pace. L’apertura non c’è perché il comune di Roma non può ancora prendere possesso.

“Pensavamo ci fosse l’inaugurazione della scuola – ironizza Svetlana Celli, consigliera in Assemblea Capitolina per Roma Torna Roma Giachetti Sindaco – abbiamo presentato interrogazioni, mozioni, ordini del giorno. La situazione sembrava sbloccarsi, invece la situazione è sempre allo sbando. Non è spiegabile, i cittadini chiedono che venga aperta”.

In effetti, il lavoro di Celli sulla scuola è ben documentabile da almeno un anno. Il primo sopralluogo è stato nel settembre 2020, a cui hanno fatto seguito 2 ordini del giorno per chiedere di concludere l’iter di acquisizione della scuola e la conseguente apertura. Ordini ammessi dagli uffici ma bocciati in aula, così come una successiva mozione che si muoveva nella stessa direzione.

Apriamo la scuola

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“I cittadini sono allo stremo – spiega Flavio Mancini – con i bambini costretti ad andare a scuola in quartieri limitrofi o dirottati nelle sale delle chiese. Qui abbiamo una scuola quasi finita che è solo da prendere in carico”. Per Svetlana Celli la responsabilità è chiara: “Abbiamo un Assessore all’Urbanistica, Linda Meleo – dice sulla sua pagina Facebook Celli – è una vergogna che i bambini vengano trasferiti in pullman in altri territori”.

Il problema risiede nella non completa procedura di esproprio dell’area di via Saldini su cui doveva sorgere l’accesso alla scuola e il passaggio delle fognature. La proposta, accolta dagli uffici, è quella, semplice, di cambiare l’entrata alla scuola. Cioè, la scuola è finita: si chiede solo di far entrare da un altro lato e non da via Saldini. Non sembra complicato. Invece lo è. E trasforma un’azione di buon senso in una follia burocratica.

Infatti, ormai sembra che siamo fuori tempo massimo. L’operatore che doveva realizzare a scomputo la scuola, nell’ambito del piano di zona Lunghezzina-Donegani, ha ormai venduto tutte le case e non c’è più la capienza economica per intervenire. Gli uffici del PAU, però, non si scoraggiano e stanno cercando di rientrare delle polizze fidejussorie ancora accese per avere la possibilità di fare manovre correttive in questa direzione.

Nel frattempo un altro anno scolastico è finito e, con il nuovo anno, ci sarà una nuova amministrazione. Chissà se avremo anche una nuova scuola (peraltro già costruita) a Lunghezzina.

Redazione

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