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Il Municipio VI contro il Riscaldamento Globale: guai a dirlo in italiano

Questa mattina il Municipio VI ha votato all’unanimità la mozione M5S che chiede di favorire la diffusione della petizione “Stop Global Warming” contro il riscaldamento globale

municipio vi

Al punto 5 dell’ordine del giorno odierno, il Municipio VI si è espresso all’unanimità a favore della lotta contro il riscaldamento globale. La proposta, presentata dal Movimento Cinque Stelle, a prima firma di Alberto Ilaria, incarna i nobili valori ambientalisti che vedono nel riscaldamento globale una minaccia per l’intero pianeta. La mozione M5S chiede in buona sostanza di favorire la diffusione e l’informazione per i cittadini della petizione “Stop Global Warming”.

Ovviamente, la proposta ha trovato l’immediato e unanime favore di tutti, maggioranza e opposizione. Ma è dall’opposizione che si alza una voce, quella di Nicola Franco, capogruppo di Fratelli d’Italia. “Noi siamo favorevoli a questa proposta – ha dichiarato nel corso del suo intervento – ma mi chiedo se sia davvero necessario l’uso di tutti questi termini inglesi all’interno di un documento pubblico”. L’intervento di Franco offre uno spunto di riflessione su cui vale la pena fermarsi. Fermiamoci dunque a riflettere un momento: quanti termini inglesi siamo costretti a usare? Tanti. Troppi, oserei dire.

Non voglio scendere nella stucchevole prosopopea dell’italiano lingua madre, della storia secolare della lingua e millenaria della penisola. No, non mi interessa. Quello che voglio sottolineare è la necessità di prendere in prestito parole inglesi. Non straniere tout court (appunto) ma proprio inglesi. Un esempio al volo. Sappiamo tutti cos’è lo Smart Working, vero? Eppure, nel mondo anglosassone dicono un’altra cosa: dicono working from home, letteralmente “lavoro da casa”. Che paradosso. Oppure, sulle antologie di scuola media, la parola italiana “tata” viene “spiegata” nelle note a piè di pagina con baby sitter. Spiegare con parole inglesi parole italiane. Continuiamo? La moda del weekend, che ha soppiantato il “fine settimana”. Account che ha sostituito “profilo”, la pronuncia inglese di media che invece è parola latina e quindi si pronuncia come si legge in italiano. Un elenco pressoché infinito. Andiamo al punto: è davvero necessario l’inglese negli atti pubblici?

Ahi serva Italia, di dolore ostello

No, no, no. Non è un discorso da “Benvenuti nel 2021, il mondo parla inglese, sei un provinciale”. Un conto è l’uso di una lingua, un conto sono le storpiature prese a prestito. Quindi, vediamo il testo della mozione. Stop Global Warming, che in italiano suonerebbe “Basta riscaldamento globale”. Si parla di Carbon Pricing, ovvero la proposta europea di tassare industrie che emettono gas serra (anidride carbonica o metano). Ancora, si parla di Green Deal, cioè l’accordo verde. E poi il Multiannual Financial Framework, la “pluriannuale struttura finanziaria” o il Recovery Fund, ovvero il piano di recupero.

È davvero impossibile usare parole italiane? Davvero è necessario usare l’inglese per esprimere concetti? Una lingua evolve, è naturale prendere parole dalle culture che ha attorno. Da anni anche l’Accademia della Crusca, nata in seno al meraviglioso XVI secolo italiano, si chiede da anni della necessità di anglicismi. Persino il Parlamento ci ha abituati a questo vergognoso abuso: Premier, Jobs Act, Smart Working, Task Force. Anche là, sugli scranni più alti della politica, l’unica voce contraria è quella di Fratelli d’Italia. In particolare, quella di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e fondatore del partito della Meloni. “L’italiano diventi la lingua ufficiale della Repubblica – dichiarava in febbraio Rampelli, in occasione della giornata internazionale della lingua madre – Basta con gli anglicismi”.

Una “capocciata” ci salverà

“Le idee dominanti sono quelle delle classi dominanti”, sosteneva Karl Marx. Forse per questo siamo stati sommersi di anglicismi, con la malcelata complicità delle classi dirigenti italiane: giornali e televisioni, politica e industriali. A farne le spese saranno le classi dominate, quelle che ancora parlano italiano. Quell’italiano parlato “dalla signora Maria che abita alle Torri a Tor Bella Monaca – citando parte dell’intervento di Franco in Consiglio – che a sentire Stop Global Warming prenderà la rincorsa per darvi una capocciata”.

E farebbe bene.

Flavio Quintilli

Flavio Quintilli

Flavio Quintilli

Flavio Quintilli, classe ’86. Mi interesso di politica, cronaca e musica. Credo nel valore delle idee e difendo la libertà di poterle esprimere.

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