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Tor Bella Monaca, Free Geco Jam approfittando della “Coloronda”

Senza regole, senza controlli: a Tor Bella Monaca le istituzioni hanno chiuso gli occhi davanti alla manifestazione Free Geco Jam

Una porzione dei tag realizzati il 20 dicembre scorso, molti dei quali portano il messaggio "Free Geco"
Una porzione dei tag realizzati il 20 dicembre scorso, molti dei quali portano il messaggio “Free Geco”

Ben vengano le manifestazioni artistiche, qualsiasi esse siano. Colori al posto del tetro grigio urbano, linee sinuose in luogo delle macabre linee squadrate periferiche. A Tor Bella Monaca ci sono degli esempi di rara bellezza: pensiamo alle gigantesche opere su via Quaglia, dietro largo Ferruccio Mengaroni, o all’eccezionale Caravaggio impresso sulle pareti del “Chentro” sociale. Opere che nascono da una comunità d’intenti, da una progettualità a una realizzazione con regole e chiarezza. E poi, invece, arriva questa Coloronda senza senso sullo stradone di Tor Bella Monaca.

“Voglio premettere che per me la Street Art è arte – ci spiega al telefono Alessandro Cesari, un volontario del territorio molto attivo su questo versante – Ma quello a cui abbiamo assistito domenica [20 dicembre, ndr] è stato paradossale. Nessun rispetto delle normative anti-covid, nessun sistema di sicurezza, nessun controllo e nessuna regola”. Ma cosa è successo domenica 20 dicembre, a Tor Bella Monaca? Partiamo dall’inizio: la “Coloronda”.

Cos’è la Coloronda

Questo doveva essere la Coloronda, prima del monopolio "Free Geco"
Questo doveva essere la Coloronda, prima del monopolio “Free Geco”

Il Municipio VI ha dato il suo patrocinio al progetto “Coloronda” circa 3 anni fa. “Un progetto che ha visto sinora laboratori ed interventi nelle scuole – ci spiega telefonicamente il presidente della commissione Politiche Sociali, Antonio Muzzone (M5S) – interventi dentro i comparti di via dell’Archeologia realizzati insieme da studenti ed artisti, interventi in occasione della festa della musica nei pressi del municipio, una prima jam di writing nel parcheggio del municipio stesso, e che da qualche mese ha avviato, all’interno dell’istituto comprensivo Melissa Bassi, un laboratorio di street art per gli studenti delle scuole del quartiere”.

La “Coloronda” è quindi un progetto d’arte che ha come obiettivo quello di coinvolgere le scuole e le realtà di quartiere, andando a colorare muri scolastici e restituire immagini di speranza e gioia per il futuro. Molte scuole sono state toccate da questo spirito, per cui è bene sottolineare che la Coloronda è un progetto eccezionale. Ma è l’ultimo evento, quello del 20 dicembre scorso, ad aver destato perplessità. A detta dello stesso Muzzone, sebbene lo spirito fosse lo stesso, “Alcuni dei partecipanti l’hanno utilizzata per veicolare un proprio punto di vista che evidentemente per chi fa parte di quel mondo è un tema sentito”: ovvero il messaggio Free Geco. Il 20 dicembre, così, s’è improvvisata una vera e propria Free Geco Jam a Tor Bella Monaca.

Chi è Geco?

Affissioni abusive, adesivi oltre la "Coloronda"
Affissioni abusive, adesivi oltre la “Coloronda”

Come svela Repubblica, Geco è il “Writer più ricercato d’Europa”. Sempre sulle colonne del quotidiano, si legge che Geco “ha imbrattato mezza Lisbona. I danni a lui imputabili, in anni di carriera, sono potenzialmente milionari. Ma per molti è un artista”.

Geco, all’anagrafe Lorenzo Perris, 28 anni, è stato trovato dal gruppo NAD della Polizia Municipale in un appartamento di San Lorenzo. Adesivi e tag giganteschi sono le armi del suo bombing: “Sono un bomber – raccontava Geco a un quotidiano portoghese – voglio diffondere il mio nome. Il mio obiettivo è averlo in così tanti posti da rendere impossibile non ricordarlo”.

Alla fine, Geco è stato preso e denunciato per vandalismo. “Grazie al lavoro del Nad, e a un anno di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma – dichiarava vittoriosamente il sindaco Virginia Raggi sulla sua pagina Facebook – i nostri agenti sono riusciti a identificare il writer. I magistrati hanno poi disposto perquisizioni domiciliari e nei mezzi a sua disposizione. Era considerato imprendibile, ma ora Geco è stato identificato e denunciato. Ha imbrattato centinaia di muri e palazzi a Roma e in altre città europee, che vanno ripuliti con i soldi dei cittadini. Una storia non più tollerabile”.

Free Geco Jam

Un'occasione di cui si sono approfittati per distribuire e attaccare adesivi
Un’occasione di cui si sono approfittati per distribuire e attaccare adesivi

Per molti, invece, era molto tollerabile, anzi bello, il lavoro di Geco. Chiunque di noi è passato davanti a un suo adesivo o a un suo tag, o forse anche alla gigantesca scritta “Geco ti mette le ali” su via Magna Grecia. Arte? Tecnicamente, sì. La street art si compone anche di tag, bombing e attività di questo genere. Però, ci domandiamo, fino a che punto è lecito sfruttare la proprietà altrui – che siano pareti del demanio o di privati – per scrivere il proprio nome d’arte al solo fine di diffonderlo? Lo dichiara Geco stesso, giusto? Il suo obiettivo è fare in modo che il suo nome non venga dimenticato. Come se ogni parete d’Europa sia un potenziale manifesto pubblicitario di un marchio di fast food o di telefonia, ma con il marchio “Geco”.

Fatto sta che, approfittando del patrocinio istituzionale per la Coloronda, decine di writer hanno risposto alla chiamata alle armi per difendere Geco. Lo stradone di Tor Bella Monaca è diventato il palcoscenico ideale per dare il proprio tocco di solidarietà al writer. Le opere sono lontane anni luce dai murales di Casal de’ Pazzi o di via Quaglia, del Quadraro o del Tufello. Sono soltanto muri pieni di tag, cioè firme dei nomi d’arte degli artisti. La finalità, quella di avvicinare le scuole e le associazioni all’arte, dov’è finita? Semplicemente, non c’è stata.

“Il tema però non andrebbe trattato in maniera semplicistica – sottolinea Muzzone, parlando del risultato della Coloronda – parliamo di giovani che esprimono la propria creatività attraverso il writing o altre forme di street art. Si tratta piuttosto di dare loro la possibilità di farlo in forma consona ed organizzata, all’interno di spazi definiti ed autorizzati. Demonizzare non crediamo sia la strada giusta”. Il fatto, in realtà, è che si sono superati dei limiti. Com’è stato possibile autorizzare la presenza contemporanea di decine di persone sul marciapiede dello stradone di Tor Bella Monaca? Non c’erano controlli, non c’erano pattuglie a regolare il traffico; sono rimaste invece le immagini del sindaco Raggi affisse abusivamente dai ragazzi e gli adesivi “Free Geco” attaccati e distribuiti: anarchia allo stato puro.

Coinvolgere il territorio, le scuole e le associazioni

Quando le idee e i progetti incontrano le scuole e le realtà del territorio

Alessandro Cesari, volontario del decoro urbano, ci racconta che il tempo impiegato gratuitamente per pulire le strade e i parchi abbandonati dalle istituzioni viene utilizzato anche per staccare adesivi e ridipingere muri. E ora il Municipio stesso sembra accoltellare i volontari alle spalle. “Non sono contro questo genere d’arte – ripete Cesari – ma bisogna lavorare con coscienza. La nostra proposta è sempre valida: coinvolgere scuole e associazioni in progetti condivisi da realizzare insieme. Non è più possibile pensare di delegare lavori di questo genere a persone che vengono e poi se ne vanno, senza alcun legame con il territorio”.

La domanda non è, quindi, se i tag siano arte o meno: la domanda riguarda le modalità con cui l’arte viene impiegata nel territorio. Il rischio, altrimenti, è ritrovarsi una fila di muri piene di tag, senza né capo né coda. Non c’è una narrazione né un messaggio legato al territorio. L’unico messaggio è quello di liberare Geco, che tra l’altro non si è fatto scrupoli a imbrattare con il proprio nome persino Porta Maggiore.

Eppure, Antonio Muzzone fa un bilancio positivo: “Questa jam ha prodotto 800 metri di opere – commenta Muzzone, raggiunto telefonicamente – al di là del giudizio estetico che ciascuno può avere, di cui alcune dedicate al tema Geco, su superfici che non si presentavano di certo prive di scritte o altro. Tutti gli spazi accoglievano già in precedenza interventi, magari sbiaditi dal tempo, scritte politiche, affissioni abusive”. In definitiva, Muzzone sembra soddisfatto di come si sia evoluta la Coloronda, “Che tenta di dare spazi ed organizzare queste necessità espressive di tanti giovani. Il decoro è un obiettivo concreto di questa amministrazione e bene fa la Sindaca a perseguirlo a tutto campo come sta facendo”.

Flavio Quintilli

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