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Il Ponte di Nona, costruito sul nono miglio della Prenestina

L’antico Ponte di Nona, monumento romano che si rivela agli occhi più attenti del suburbio

Il Ponte di Nona, foto di Sara Fioravanti

Sotto il manto stradale di via del Ponte di Nona, a ridosso dell’autostrada A24, si cela un gioiello. Chi abita in zona ci passa sopra senza saperlo o forse lo sa già, spesso per tornare a casa, fare la spesa, nel traffico normalmente intenso. Scendendo dall’auto, una sensazionale apparizione, come quando un passeggiatore dei primi del Novecento vedeva la Cupola di San Pietro dalla Spina di Borgo. Lo vediamo affacciandoci sul lato del fosso, dall’entrata del negozio di arredamento da giardino, nella sua fiera imponenza e nostalgica romanità. È il Ponte di Nona sulla via Prenestina, tra via Avola e via Pratolungo Casilino.

Il magnifico ponte romano, risalente alla fine del II secolo a.C., fu costruito in opera cementizia rivestita di pietra gabina (lapis gabinus), materiale simile al tufo ma più scuro, proveniente dal Tuscolo. In travertino sono le chiavi delle volte, le testate in tufo rosso. La cava di pietra sperone, da cui proviene il materiale di costruzione, era situata alle pendici del Monte Salomone, a Monte Compatri. Non lontano quindi dal monumento.

Sul fondo rosso, sotto l’arcata centrale, si conserva suggestivamente un ponticello più antico che quando fu eretto il nuovo, non venne distrutto ma inglobato tra i suoi piloni. Il ponte, composto da 7 arcate che raggiungono i 12 metri di altezza, è lungo circa 90 metri e dista nove miglia dalla Porta Esquilina, sulla Via Prenestina. Apparteneva al monastero femminile di Campomarzo, concesso nel 1074 all’abbazia di San Paolo fuori le mura. Confinava con le tenute Benzoni, Pantano e Salone.

Visitabile sempre, a discrezione dell’orario di apertura del negozio, distrattamente ci aspetta come un vecchio amico, testimone di antiche vestigia e di un glorioso passato.

Sara Fioravanti

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