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Coronavirus, cinema e teatri chiusi. Franceschini: “Chi protesta non capisce gravità situazione”

“Chi protesta per cinema e teatri chiusi non capisce la gravità della situazione”, dichiara Dario Franceschini, ministro della Cultura

Ministro della Cultura, Dario Franceschini. Fonte foto: skytg24

Tra le misure dell’ultimo DPCM a contrasto del Coronavirus, la chiusura di cinema e teatri, che quindi resteranno chiusi con conseguenze economiche, sociali e culturali inimmaginabili. Eppure, per il ministro della Cultura Dario Franceschini, “Chi protesta per cinema e teatri non capisce la gravità della situazione”.

Ciò su cui si deve ragionare, però, è che ad essere a casa non sono solo artisti ma anche tecnici, funzionari, addetti ai lavori che vivono grazie a queste attività. I sussidi di agosto non sono mai stati realmente percepiti dalla maggioranza degli operatori del settore. Inoltre, ogni lavoratore autonomo ha dovuto far fronte al proprio dramma economico in solitudine, che ora è costretto a vivere nuovamente per la seconda volta nello stesso anno.

Se questo discorso viene traslato in una grande città come Roma, specie in periferia, la situazione è ancora più amplificata.

Riapre l’Arena del Teatro di Tor Bella Monaca ma richiude il giorno dopo

Il sindaco Virginia Raggi riapre l’arena del Teatro di Tor Bella Monaca. Fonte foto: agenzianova

Dopo 15 anni di chiusura, ha riaperto l’Arena del Teatro di Tor Bella Monaca: era il 24 ottobre, con un film de La Festa del Cinema di Roma. I lavori, partiti nel 2006 e solo ora terminati, hanno avuto vita breve. A solo 1 giorno da questa riapertura ci troviamo a far fronte a una nuova ennesima chiusura inaspettata. Eppure, la sindaca Virginia Raggi all’inaugurazione aveva affermato che: “Finalmente il teatro torna a prendere vita e a popolarsi di persone.”

La nostra domanda allora sorge spontanea: di quali persone parla?

Nessuna soluzione, solo chiusura

Sembra abbastanza una presa in giro fare una dichiarazione simile a meno di 24 ore dal nuovo DPCM, voluto da Giuseppe Conte e sostenuto dal M5S (di cui la sindaca fa parte) e dal PD. Si sarebbe potuto optare per una soluzione decisamente meno drastica, come aprire il cinema di mattina e organizzare spettacoli teatrali nel fine settimana come i protestanti continuano a proporre per tamponare la situazione. O altre soluzioni condivise che non prevedessero la chiusura tout court.

Ciò che continua a sfuggire di mano è l’emergenza economica e culturale in cui tutto il paese riversa. Nelle periferie, chiudere luoghi di aggregazione culturale porta gravi conseguenze perché favorisce la criminalità e ne aumenta il degrado, creando ulteriori divari tra classi sociali.

Se il ministro della Cultura non è il primo a considerare quest’ultima un bene di prima necessità, siamo alla frutta. O, forse, abbiamo sbagliato ministro.

Erika Nicole De Bonis

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