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Tor Bella Monaca, Centro Anziani resta aperto grazie all’assessore Nicastro

L’assessore Nicastro contro tutti: da solo a cercare i documenti per non far chiudere il Centro Anziani di Tor Bella Monaca

Centro anziani "ai pini", tor bella monaca

Il Centro Anziani “Ai Pini” di Tor Bella Monaca rischiava di non poter più riaprire. Avevamo scritto, infatti, che tra Municipio VI e Comune si erano “smarriti” i documenti che ne attestavano l’agibilità. Il Municipio non trovava l’agibilità statica della struttura, né l’agibilità formale, cioè il possesso al Patrimonio dell’area su cui sorge il Centro Anziani. Ebbene, l’unica persona che si è distinta in tutta questa storia, sembra essere stata l’Assessore ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica, Sergio Nicastro.

Nella commissione Trasparenza del Campidoglio, il 2 ottobre scorso, richiesta dalla consigliera Rachele Mussolini della lista “Con Giorgia Meloni”, Nicastro ha annunciato la fine del rischio chiusura. La sua estate, infatti, è trascorsa presso gli archivi del dipartimento in comune alla ricerca di questi documenti che, alla fine, sono usciti fuori: “Cercando presso il PAU – ha dichiarato Nicastro in commissione – è uscito il fascicolo del centro Ai Pini. Ci sono quelli del progetto, del collaudo, della conformità, dell’imbocco in fogna; l’unico che manca è l’accatastamento e l’area di sedime del centro anziani. Una situazione che è quasi sempre la norma delle opere pubbliche, un modo di agire negli anni passati – riferendosi alle amministrazioni precedenti agli anni 2000 – era quello di entrare in possesso di aree con verbali, fare occupazioni temporanee del suolo, per poi realizzare opere. Gli uffici, che dovevano completare gli espropri, non continuavano la loro azione, finiva tutto nel dimenticatoio e oggi siamo così”.

Il Centro Anziani “Ai Pini” aprirà

Un’analisi impeccabile. L’assessore, per un certo verso solo contro tutti (gli uffici), si è rimboccato le maniche e ha cercato in prima persona tutta la documentazione per impedire la chiusura del Centro Anziani “Ai Pini”. “Credo che ora sia necessario tranquillizzare gli anziani – ha detto poi Nicastro – il centro non chiuderà”.

La mancanza di documenti avrebbe portato gli uffici a determinare la chiusura del centro. Solo la parte politica avrebbe potuto impedire la chiusura in assenza di documenti. Ed è quello che rinfacciano le opposizioni, in particolare Svetlana Celli (lista civica Roma Torna Roma) e Francesco Figliomeni (Fratelli d’Italia). “Avevo chiesto una commissione Patrimonio il 6 luglio proprio su questo tema – ha dichiarato Celli – ma il presidente Ardu non l’ha mai convocata. La politica deve governare i processi, non subirli”. Molto duro anche Figliomeni: “C’è un totale disinteresse verso la categoria degli anziani. La politica deve prendere il sopravvento, deve smettere di scaricare la responsabilità sugli uffici, altrimenti passano gli anni e i problemi restano”.

Opere pubbliche su aree private. E a pagare siamo sempre noi

E i problemi, infatti, restano. Tra i documenti ritrovati, infatti, manca quello della cosiddetta “agibilità formale”. Manca, cioè, l’immissione in patrimonio dell’area dove sorge il centro anziani. Già, perché è un’area privata, mai acquisita da Roma. O meglio, Roma pagò alla famiglia Sicignano la somma pattuita di 7,5 milioni di euro per avere l’area su cui sarebbero dovuti sorgere centro anziani e parco giochi per bambini. La somma, pagata, non fu però notificata in tempo dall’Avvocatura Capitolina a suo tempo. Così, mentre si costruiva, l’area restava di fatto privata, e oggi i legittimi proprietari chiedono per la stessa area altri 36 milioni di euro. Negli anni, questo ha prodotto un tira e molla tra gli uffici: l’ufficio espropri produceva gli atti per l’esproprio dell’area, l’Avvocatura sconsigliava di procedere per evitare contenziosi e ricorsi, l’ufficio espropri che faceva un passo indietro.

“Sono anni che sentiamo le stesse storie – afferma l’avvocato Teresa Molinaro, vicepresidente del Centro Anziani Ai Pini – A ogni cambio d’amministrazione sono sempre costretta a portare le mie copie dei documenti al Municipio perché non si trovavano gli atti. Non si può morire di burocrazia, sono avvilita. Per anni ho consegnato lo stesso fascicolo, fino a che nel 2018 mi avevano assicurato che la questione dell’acquisizione dell’area si sarebbe risolta. Scopro oggi, invece, che in questi due anni non si è mosso un dito e ancora parliamo della stessa situazione. Mi piacerebbe sapere chi sia il responsabile, chi non ha mai fatto partire l’acquisizione. Sono anni che lo sto dicendo”.

Flavio Quintilli

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