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Coronavirus a Tor Vergata, al centro accoglienza di via Somaini

Positivo al coronavirus, in gravi condizioni un filippino ospite del centro d’accoglienza di via Somaini, zona Tor Vergata

Fotografia da Google Maps

Il 9 settembre viene chiamata l’ambulanza per un uomo che è stato trovato steso a terra nei pressi della stazione metro A Anagnina. Gli operatori del 118 arrivano tempestivamente, sul posto già ci sono militari e Forze dell’Ordine che tentano di prestare aiuto a quest’uomo che poi si scoprirà essere un filippino ospite del centro d’accoglienza di via Francesco Somaini, zona Tor Vergata. I soccorsi sono immediati, l’uomo viene caricato sull’ambulanza e portato d’urgenza al Policlinico. Dai controlli emersi, sembrerebbe essere affetto da un considerevole numero di patologie: a partire dall’HIV, fino al coronavirus.

Parlando di covid, l’allarme è subitaneo. Partono indagini celeri che scoprono la residenza dell’uomo: ospite del centro d’accoglienza di via Somaini. Il filippino ha regolare autorizzazione a muoversi per Roma, per cui diventa chiaramente difficile ricostruire i suoi spostamenti per capire con chi sia entrato in contatto. Solo di una cosa v’è certezza: il contatto con gli altri ospiti del centro d’accoglienza.

Quarantena sì o quarantena no?

Gli operatori sanitari del 118, stando a testimonianze anonime, affermano d’essere intervenuti più volte presso quella struttura, notando situazioni non sempre in linea con le norme del DPCM in materia di contenimento del contagio. In entrata e in uscita dalla struttura, infatti, non c’è neppure un termometro, né un responsabile in grado di fornire dettagli sugli ospiti che sostano o transitano per il centro. Gli spazi stretti, poi, non sono affatto idonei a garantire il distanziamento, né gli ospiti vogliono indossare la mascherina. Lo stesso filippino, riverso a terra il 9 settembre, è stato trovato privo di sensi e privo di mascherina. Appurato che fosse autorizzato a girare Roma, il fatto che fosse positivo al coronavirus e che girasse senza mascherina lo rende un potenziale pericolo per chi vi sia entrato in contatto. Non ultimi, gli altri ospiti e coloro i quali siano entrati in contatto con loro. E così via.

La speranza è che questo “caso 1” a Tor Vergata resti tale. Auspichiamo che la Asl e la politica intervengano con urgenza per chiudere questo centro per mettere in quarantena obbligatoria tutti i suoi ospiti e garantire la loro e nostra sicurezza.

Flavio Quintilli

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