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Torre Maura, flop stabilimenti urbani del parco delle Canapiglie

Idea fallimentare della giunta Raggi, che fornisce Roma di “stabilimenti urbani” perennemente vuoti

L'ingresso per lo stabilimento di Torre Maura, al parco di via delle Canapiglie
L’ingresso per lo stabilimento di Torre Maura, al parco di via delle Canapiglie

Abitare in periferia a Roma e pensare di avere il mare sotto casa. Una follia a cui volevamo dare credito, forse folli anche noi. Però, a conti fatti, possiamo sancire il completo fallimento di questa iniziativa targata Raggi e Movimento Cinque Stelle. Non parliamo degli stabilimenti urbani in giro per Roma, dal Tiberis a Villa Pamphilj, no: parliamo dello stabilimento urbano di Torre Maura, nel parco di via delle Canapiglie, aperto dal 29 luglio al 26 settembre.

Sul sito stabilimentiurbani.it potete verificare voi stessi: affluenza al minimo. Nel momento in cui scriviamo (domenica 30 agosto, ore 14:50) abbiamo lo 0% ovunque, tranne al parco Pino Lecce in via Generosa, nel Municipio XI. Considerando la capienza massima di 100 persone, capiamo bene che se ne sono contate soltanto 8. È sufficiente per dire che trattasi di completo fallimento? Secondo noi, sì.

Le presenze agli stabilimenti urbani di Roma, domenica 30 agosto ore 14:50
Le presenze agli stabilimenti urbani di Roma, domenica 30 agosto ore 14:50

Soldi buttati: non potevamo spenderli meglio?

Nella fattispecie, lo stabilimento di Torre Maura prevede un calendario paradossalmente ricco: ginnastica posturale, yoga, meditazione, karate e difesa personale, aerobica e molto altro. Analogamente, anche il calendario degli altri stabilimenti è ricco di attività gratuite. Cosa non ha funzionato? Forse non c’era una reale necessità di questi impianti. Forse è stata una mossa ideologica anziché funzionale. Nel senso che, invece di partire dai quartieri, lo stabilimento è stato calato dall’alto del Campidoglio senza che nessuno lo avesse chiesto.

Uno spazio recintato, vuoto
Uno spazio recintato, vuoto

Questa è una politica cieca, che non riesce ad avere visione del futuro e della città. Con i soldi investiti in queste 8 settimane per creare e tenere aperti gli stabilimenti urbani, non si poteva fare altro? Per esempio, visto che il campo di pallacanestro in via Walter Tobagi è perennemente fruito da ragazzi, non si poteva pensare di creare una serie di campi per gli sport cosiddetti minori? Un campo da pallacanestro, una pista per pattinare, qualcosa che non richieda una manutenzione costante e che fornisca al quartiere uno spazio d’aggregazione permanente. Si potrebbe persino coinvolgere le attività commerciali specializzate in articoli sportivi, così da abbattere sensibilmente i costi di realizzazione.

Invece no: abbiamo un recinto in stile area cani – detto con tutto l’amore del mondo per i cani – entro cui dovrebbero esserci persone che, giustamente, non ci sono. Soldi buttati, gli ennesimi.

Flavio Quintilli

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