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Prato Fiorito, il Parco dell’Acqua e del Vino tra interesse e disinteresse

Il Municipio se ne lava le mani, le associazioni fanno il loro lavoro di volontariato, ma il Parco dell’Acqua e del Vino non regge davanti all’incuria

Foto di Daniele Guerrisi
Foto di Daniele Guerrisi

Tutto è nato dai nostri articoli del 29 giugno e del 12 agosto scorsi. Elogiavamo i ragazzi del Gruppo Giovani Parco che si stava prodigando nella cura del Parco dell’Acqua e del Vino di Prato Fiorito, in aiuto alle associazioni Nemesis e AlternaVita. Il Parco, uno dei pochi gestiti direttamente dal Municipio VI, almeno per un suo 90%, è abbandonato dalle istituzioni. Non si vede il Servizio Giardini, non si vede Ama, non si vede nessun lavoratore stipendiato a pulire il Parco. Si vedono soltanto, nei limiti delle loro possibilità, lavoratori volontari, associati o liberi, che hanno interesse nel mantenere pulito il parco di tutta la comunità.

Purtroppo, le cose sono andate diversamente da come ci aspettavamo. Il 29 giugno avevamo trovato un parco in ottime condizioni, con i ragazzi che avevano cura del verde e della pulizia. Poi l’incendio del 12 agosto ha alzato un polverone di polemiche, perché abbiamo ribadito, in errore, la manutenzione del parco. In errore perché la manutenzione non ha interessato tutto il parco, bensì le aree pubbliche maggiormente soggette a rischio incendio. Infatti, come abbiamo detto il 12 agosto scorso, l’incendio scoppiato nell’area privata adiacente al parco non è riuscito a devastare gli spazi pubblici: prova evidente della manutenzione, razionata e razionale, che ne è stata fatta. Il parco è pulito? No. L’erba è tagliata? No. Ma è manutenuto quel tanto che basta per evitare la distruzione dell’opera pubblica.

Il volontariato non può fare miracoli

Basta un giro al parco per vedere i rifiuti in giro, l’erba alta, i cestelli portarifiuti strabordanti o già strabordati. I cittadini che ci hanno chiamato – e che continuano a chiamarci – segnalano le condizioni di degrado e abbandono del parco, in perfetto contrasto con quanto da noi scritto il 29 giugno. Per onestà intellettuale, ne prendiamo atto. Il parco dell’Acqua e del Vino, ad oggi, soffre di incuria. Ma, al contempo, vorremmo dire che, per altrettanta onestà intellettuale, se la cura del parco è opera di volontari non possiamo pretendere miracoli. C’è tanta inciviltà in quel parco, perché un parco non si sporca da solo. Sicuramente c’è poca coordinazione tra le associazioni che vi operano e i cittadini: ci si potrebbe organizzare per rendere ordinario lo svuotamento dei cestelli portarifiuti, per esempio; oppure suddividere il parco, molto grande, in piccole zone per rendere più semplice la manutenzione e il controllo.

La "casetta" dove sono i ragazzi del GGP. Foto di Daniele Guerrisi
La “casetta” dove sono i ragazzi del GGP. Foto di Daniele Guerrisi

Le accuse, tuttavia, non si limitano soltanto alla manutenzione del parco. Arrivano accuse pesanti proprio a quel GGP (Gruppo Giovani Parco) di cui avevamo parlato il 29 giugno scorso. A detta di alcuni cittadini, infatti, i ragazzi usano la casetta per fare “bisboccia”, per attaccare l’altoparlante e bestemmiare la mattina mentre viene celebrata la messa nella prospiciente chiesa di San Massimiliano Kolbe, fatto confermato proprio dal parroco, don Davide. Gli stessi ragazzi, a detta dei cittadini, sono responsabili della loro stessa sporcizia, lasciando accanto alla casetta sacchi neri aperti pieni di rifiuti. Una bruttura civica e morale che è al contempo deprecabile e avvilente.

Flavio Quintilli

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