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Il MES è una pessima idea, e una trappola per l’Italia

Non ha fatto in tempo a passare il coronavirus che subito si è tornati a parlare di MES, tanto in Italia quanto in Europa. Francesco Gianturco ci spiega perché non è conveniente per l’Italia

Assemblea del Consiglio dell'Unione Europea

Il MES è una pessima idea. Ad oggi, dopo la crisi sanitaria, si è ripreso a parlare con insistenza, soprattutto in Italia, della possibilità di accedere al MES. È un dibattito acceso anche in Europa, portando all’attenzione degli Stati membri l’annullamento delle condizionalità di accesso al meccanismo di stabilità. Gli aiuti arrivano fino al 20% del PIL. Perciò, l’Italia potrebbe accedere a circa 37 miliardi di euro a un tasso di prestito dello 0,10%. Sembra un’occasione: in realtà è una pessima idea, neppure tanto conveniente, con risvolti sinistri e molto pericolosi.

In primo luogo, l’unica condizione che è stata eliminata è quella di accedere al MES senza essere in uno stato di reale difficoltà. Anzi, a dirla tutta, ne hanno aggiunta un’altra: il prestito può essere utilizzato solo per l’emergenza sanitaria e verrà distribuito in tranche verosimilmente del 10%. Perché il MES è francamente inutile? Perché nessuno degli Stati membri ha riscontrato problematiche sul collocamento dei propri titoli di Stato sul mercato, considerando anche l’annullamento dei vincoli di bilancio, ovvero il rapporto debito/PIL 3%.

Come si è arrivati al MES

È utile rammentare che la UE, nel 2011, chiede a tutti gli Stati membri di votare, nei propri parlamenti, una variazione al trattato. Si aggiungono 15 righe con le quali si istituisce un meccanismo di salvaguardia degli Stati, il MES. A luglio del 2011, il Parlamento italiano, governo Berlusconi, approva la modifica. Le crisi finanziarie fanno nascere nella UE l’esigenza di creare uno strumento che possa intervenire a sostegno di quegli Stati che, in momenti di difficoltà, non siano in grado di reperire risorse, a tassi ragionevoli, presso i mercati finanziari internazionali. È fondamentale capire che il MES interviene, o dovrebbe intervenire, solo in questi casi, come scritto nel suo regolamento, presentato e votato dal Parlamento italiano nel 2012 con il governo Monti.

Le condizionalità di cui si dibatte si originano da qui: uno stato di crisi, uno o più paesi in difficoltà, l’integrità dell’unione a rischio, caratteristiche precise e riconoscibili che permettono a tale meccanismo, privato, di intervenire secondo logiche ed obiettivi personali che non devono essere esplicitati e nemmeno perseguiti. In pratica il MES, se chiamato in causa, decide dove e come intervenire senza rendere conto del suo operato attraverso la secretazione dei verbali. La Germania ha bocciato questo comma, la quale si è rivolta alla propria Corte Costituzionale, prima di accettare. Morale della favola: la Germania è l’unico paese dell’UE che può accedere liberamente ai verbali.

Facciamo chiarezza: il MES è un debito

Assemblea del Consiglio dell'Unione europea, Giuseppe Conte. Fonte: agenzia Europarl
Assemblea del Consiglio dell’Unione europea, Giuseppe Conte. Fonte: agenzia Europarl

Mi spiego con qualche numero. Il MES è un debito, come il collocamento di titoli di Stato, BTP. Il MES ha un tasso dello 0,10% (con le commissioni lo 0,56% in realtà), mentre il BTP un tasso del 1.40%. A prima vista, sembrerebbe più conveniente il MES. A conti fatti, l’Italia risparmierebbe 31 milioni e 80mila euro accedendo al MES: vale così poco il rischio dell’arrivo della Troika?

E poi non dobbiamo dimenticare i mercati finanziari. Accedere al MES significherebbe ammettere di avere non meglio precisate difficoltà, con uno scadimento del debito che porterebbe immediate procedure di revisione e di riforme imposte sull’orlo del baratro.

È curioso che tale dibattito venga riproposto proprio quando la BCE abbia confermato la linea di Draghi della salvaguardia della stabilità immettendo liquidità per controllare e gestire le storture dei mercati in tempo di crisi.

L’acquisto sul mercato secondario di titoli di Stato, oltre a rendere più forti i paesi dell’Unione, porta un beneficio notevole alle casse del Tesoro italiano. La BCE, infatti, entrata in possesso dei titoli di Stato di un paese, gira a questo gli interessi che percepisce portando di fatto il tasso a zero.

Il MES non serve a nulla, così com’è

La domanda sorge spontanea: non si potrebbe approfittare di questa fortunata circostanza? Magari alzando il nostro debito e rivolgendosi al mercato interno, collocando titoli di Stato per finanziare la ripresa ed impostare una nuova politica di investimenti e riduzione del debito?

L’unico modo per ridurre l’indebitamento è quello di alzare il PIL e dovremmo attenerci ad indicazioni e riforme imposte da burocrati europei pieni di preconcetti nei confronti del nostro paese?

Il MES al momento non serve a nulla ma viene riproposto periodicamente da una forza politica che sembra ignorare le rischiose ripercussioni, potrebbe anche chiarire le motivazioni perché la logica non riesce certo a coglierle.

Francesco Gianturco

Redazione

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