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Azione Frontale, sul 25 aprile: “Giorno del tradimento”

Il 25 aprile è la giornata dedicata alla “Liberazione”, ma Azione Frontale la pensa diversamente e ribadisce: “Noi non abbiamo tradito!”

Lo striscione di Azione Frontale su di via di Tor Bella Monaca, incrocio via Casilina
Lo striscione di Azione Frontale su di via di Tor Bella Monaca, incrocio via Casilina

Ogni 25 aprile, Azione Frontale “celebra” a modo suo la “Liberazione”. Il movimento neofascista si lascia andare ogni anno ad azioni eclatanti, che nemmeno il Coronavirus sembra arrestare. In vista del 25 aprile, Azione Frontale ha voluto prendere di mira l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani (ANPI) e il concetto stesso di “Festa della Liberazione”. Insieme allo striscione tra via di Tor Bella Monaca e via Casilina, sono state affisse locandine in alcuni luoghi del Municipio VI: al teatro, alla sede amministrativa, all’incrocio tra via di Torrenova e via del Torraccio di Torrenova, e al circolo del PD di Villaggio Breda. Tutti recanti la medesima scritta: “25 aprile: il nostro onore, la vostra eterna sconfitta. Noi non abbiamo tradito!”

“Noi non abbiamo tradito! – è anche l’incipit del comunicato stampa di Azione Frontale, che così prosegue – Questo è il giorno del tradimento, il giorno in cui è finito il concetto di Patria, Sovranismo e Socializzazione”. I partigiani italiani sono definiti “Un manipolo di ruba galline scesi dai monti”, “sotto il libro paga degli anglo-americani”, la cui maggiore colpa è di aver “svenduto l’Italia a banche e poteri forti di cui ancora oggi siamo schiavi”.

Una guerra sporca

La Resistenza è oggetto, da circa un decennio, di un profondo revisionismo storico. Autori ed editori si stanno prodigando per portare alla luce verità spesso scomode, che non siamo abituati a sentire. Pensiamo a editori come il “Passaggio al Bosco” o autori come Giampaolo Pansa, defunto questo gennaio. Ma pensiamo anche ad autori ormai classici come Alberto Moravia e uno dei suoi capolavori, “La Ciociara”, libro reso ancora più immortale dalla trasposizione cinematografica con Sofia Loren.

Nei lavori di questi intellettuali, non necessariamente di destra (Moravia e Pansa, per esempio, non possono essere ascrivibili all’orizzonte della destra nostalgica, neppure della destra moderna), si trovano molte questioni ignorate del periodo della Resistenza. Moravia metteva in luce gli aspetti più brutali di quel periodo, le “marocchinate”, ovvero gli stupri perpetrati dalle truppe marocchine di liberazione ai danni della popolazione del Meridione d’Italia, mentre risalivano lo stivale. Pansa, invece, si concentra nel Settentrione, sui furti, le rapine, gli omicidi, spesso a sangue freddo. Non a caso, due dei suoi libri più celebri sono “La Guerra Sporca” e “Il Sangue dei Vinti”, libri con cui sancisce il definitivo “tradimento” alla sinistra.

25 aprile e Coronavirus

Al di là di queste contrapposizioni, su cui urge un’analisi storica seria, che prenda in esame i documenti storiografici tutti e che sia il più possibile libera da pregiudizi, una cosa è certa: com’è possibile permettere i festeggiamenti del 25 aprile durante l’emergenza del Coronavirus?

La locandina di Azione Frontale contro i festeggiamenti del 25 aprile da parte dell'ANPI
La locandina di Azione Frontale contro i festeggiamenti del 25 aprile da parte dell’ANPI

Azione Frontale non si è risparmiata nei giorni scorsi, con una vera e propria campagna d’attacco nei confronti dell’ANPI. In particolare, una locandina divisa in due metà: nella parte superiore il tipico corteo dell’ANPI che sfila sui via dei Fori Imperiali con scritto “I traditori possono”; sotto, una bara bianca con fiori con scritto “Un padre no!”

Il riferimento è crudo e drammatico. Nessuno ha potuto celebrare un funerale in queste settimane a causa del Coronavirus. Invece, la richiesta dell’ANPI di celebrare il 25 aprile è stata accordata. Sarebbe stato più saggio evitare?

Flavio Quintilli

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