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Sfruttamento della manodopera, molestie, ritorsioni e licenziamento

Alessandro Scermino ha pagato a caro prezzo l’aver segnalato le condizioni estenuanti di lavoro dei suoi colleghi e, addirittura, una denuncia per molestie

La storia di Alessandro Scermino parte da lontano. Caposervizio (ormai ex) della ditta Miorelli spa, appaltatrice per i servizi di pulizie al Palaexpo. In quanto caposervizio, all’epoca dei fatti Alessandro Scermino portava alla conoscenza dei superiori e della direzione Palaexpo le istanze dei colleghi. Tanto che, addirittura, la questione è arrivata in Parlamento, in un’interrogazione del Vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli. “Ad alcuni lavoratori sarebbero state richieste prestazioni professionali diverse da quelle indicate nel capitolato d’appalto – si legge nell’interrogazione – quali facchinaggio, movimentazione di alcune importanti opere per emergenza allagamento ai piani interrati, spurgo e bonifica fogne, anche in orari al di fuori di quello lavorativo”.

Non è una storia nuova, purtroppo. Sappiamo bene che i dipendenti, oggi, per paura di perdere il lavoro o per spirito di collaborazione, tendono ad acconsentire alle richieste dei datori di lavoro. Così, anche in questo caso, Scermino ci dice che si è sempre “messo a disposizione delle richieste che arrivavano”. Il problema, però, è che poi, come si dice in gergo, uno se ne approfitta, fino al rischio di scadere in un vero e proprio sfruttamento della manodopera, reato perseguibile penalmente. “In pratica io, che ero caposervizio – dice Scermino – mi ritrovavo a lavorare anche fuori dall’orario lavorativo in situazioni non di mia competenza”. Per cui, dopo una prima collaborazione, alcuni dipendenti hanno iniziato a far valere i propri diritti, rifiutando le mansioni che venivano loro affidate. Con il conseguente cambiamento d’atteggiamento da parte della committenza, il Palaexpo.

Le molestie

Tra le segnalazioni giunte alle orecchie di Scermino, che prontamente ha rappresentato ai suoi superiori, è persino arrivata quella di molestie. Una sua collega della Miorelli spa sarebbe stata molestata da un dipendente del Palaexpo, del servizio accoglienza. Scermino, per sincerarsi dell’accaduto, ha provato a mediare tra le due parti, ma la situazione sarebbe sfuggita di mano.

Per motivi “tecnico organizzativi”, Scermino viene trasferito ad altro luogo di lavoro. Delle molestie, ovviamente, non se ne parla. La ragazza, ancora lavoratrice della Miorelli, ha denunciato presso i Carabinieri l’accaduto. E dopo la denuncia, al Macro Scermino non può più lavorare per “incompatibilità ambientali”. Successivamente, arriva anche un parere psicologico riguardo le molestie, sopraggiunto dopo l’arrivo delle ambulanze a seguito di un successivo “alterco” (come si legge nei motivi del licenziamento). Ovviamente, nessuno sa nulla. Abbiamo provato a fare domande in merito a queste molestie, ma al Macro di via Reggio Emilia nessuno sa nulla di molestie o denunce.

Scermino prima allontanato, infine licenziato

Una delle attività fuori dal contratto. Fonte: foto di Alessandro Scermino
Una delle attività fuori dal contratto. Fonte: foto di Alessandro Scermino

Il datore di lavoro decide allora di allontanare Scermino dalla struttura in cui ci sarebbero state le molestie. Viene spostato dal Macro, dove ha lavorato per decine d’anni, e lo spedisce alla Capitaneria di porto. Qui, purtroppo per Scermino, sarebbe stato preso di mira dal suo superiore, che lo avrebbe obbligato a fare lavori non rientranti nel suo contratto. Come una sorta di nonnismo o bullismo psicologico.

Scermino ha quindi lamentato la sua condizione di lavoro, ormai pesantemente degradata, e arriva a denunciare Miorelli spa per sfruttamento della manodopera. Immaginiamo la nostra vita lavorativa: per anni lavoriamo in un’area, scattiamo di livello secondo il contratto, ci vengono assegnate mansioni via via più di responsabilità e meno di “lavoro” in senso stretto. Al contrario, Scermino si sarebbe quindi ritrovato, nonostante il suo livello, a fare i lavori più umili che sono destinati agli operi appena assunti. Senza nulla togliere alla dignità del lavoro, ovviamente, ci chiediamo come sia possibile questa vicenda. Scermino, infatti, parla di “ritorsioni” sul suo conto.

Noi non vorremmo credere a questa storia. Eppure, la cronologia degli eventi, gli atti presentati ai Carabinieri o al Pronto Soccorso, la discussione e poi l’allontanamento sembrano diabolicamente allineati, uno dietro l’altro. Infatti, alla fine è il caposervizio della Capitaneria di porto a segnalare di nuovo Scermino, responsabile di un “alterco”, causandone il licenziamento.

“Per questa cazzata m’hanno implicato pure a me”

Nel video che mostriamo, il fratello di Scermino (dipendente anche lui della Miorelli), chiede al caposervizio della questione. “Per questa cazzata m’hanno implicato pure a me”, dice il caposervizio nel video fornito da Alessandro Scermino. Cioè, spieghiamo: il caposervizio dice “Mi hanno implicato”. Ma chi? I suoi datori di lavoro? E soprattutto: se è una “cazzata”, come si è arrivati al licenziamento?

Sono interrogativi insoluti, purtroppo, su cui sicuramente proseguiranno le indagini. Almeno, si spera, per quello che riguarda le molestie. La ragazza, infatti, ha preferito non raccontarci nulla, rimanendo in un silenzio che ci ha fatto davvero paura.

Invece Scermino, per quanto riguarda la sua specifica situazione, ha dato mandato agli avvocati di perseguire la committenza Palaexpo con richiesta di risarcimento danni per “intermediazione di manodopera”.

Queste sono le condizioni di lavoro nell’Italia del 2020?

Flavio Quintilli

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