Torre Spaccata spacca il Municipio. Dal Sesto al Settimo? In arrivo un referendum

La delibera comunale del M5S sembrava cosa fatta, ma il Municipio VI la rimanda al Campidoglio: informare i cittadini per consentirgli di fare un referendum

Torre Spaccata vuole abbandonare il Municipio VI per essere inclusa nel Municipio VII. Il Municipio VII è il più popoloso di Roma, l’unico a superare i 300mila cittadini. Include il quartiere di San Giovanni, chiuso tra la via Tuscolana e la via Appia Nuova, confinando a sud con i comuni di Frascati, Ciampino e Grottaferrata. Torre Spaccata, unica appendice del Municipio VI al di là (o al di qua, a seconda del punto di vista) del Raccordo, assieme a Torre Maura.

Il consiglio odierno (5 marzo) del Municipio VI ha lungamente discusso sulla possibilità di salutare definitivamente Torre Spaccata, trovando terreno fertile soltanto nel Movimento Cinque Stelle: la maggioranza assoluta nei Municipi VI e VII e al Campidoglio. Eppure, è proprio il M5S a mettere i bastoni fra le ruote a se stesso. La delibera a prima firma Angelo Sturni (M5S) viene emendata dal suo stesso partito al Municipio VI.

È arrivato il momento dell’addio?

Presto per dirlo, anche se la delibera a firma di 7 consiglieri della maggioranza grillina in Campidoglio ha fatto intendere che fosse cosa già fatta. Infatti, come ben fa notare Massimo Fonti, del gruppo di Fratelli d’Italia, “Sono state raccolte dal Comitato di Quartiere 1500 firme per staccare Torre Spaccata dal Sesto e darla al Settimo. Ma su un quadrante di 15mila cittadini parliamo di appena il 10% della popolazione”.

La posizione di Fonti guarda a Roma nel suo complesso, non si limita a uno sguardo sul Municipio. “Creeremmo un precedente molto rischioso – osserva Fonti – Se passa questo messaggio, cosa diremo a San Vittorino e Corcolle? Che possono andare a Tivoli? Oppure possiamo accettare che Colle Mattia o Vermicino vadano a Frascati? Rischiamo uno smembramento molto pericoloso del nostro territorio, e noi come amministratori abbiamo delle responsabilità ben precise”.

Per questi motivi, Fratelli d’Italia ha proposto un emendamento, bocciato dal Movimento Cinque Stelle che ne presenta uno pressoché identico (cambia un poco nella forma, ma nella sostanza resta immutato): si darà la possibilità ai cittadini di Torre Spaccata di essere informati sulla possibilità di organizzare un referendum, sulla base dell’articolo 10 comma 4 dello Statuto di Roma Capitale. “Così possiamo davvero fare un esercizio di democrazia – aggiunge a margine del Consiglio Massimo Fonti – e verificare cosa pensa la popolazione di Torre Spaccata”.

Questioni di omogeneità territoriale e rapporti istituzionali

Daniele Eleuteri, presidente del Comitato di Quartiere di Torre Spaccata, rivendica le posizioni che “Da anni i cittadini di Torre Spaccata avanzano all’amministrazione. Per noi, storicamente, Torre Spaccata non ha mai fatto parte di questo Municipio, di ciò che è fuori dal Raccordo. I nostri contatti, le nostre attività, sono a Don Bosco: le scuole, i mercati. Abbiamo interessi che convergono con quelli del Settimo, il cui Municipio ha ben accolto le nostre richieste, non presentando alcun motivo ostativo”.

Il signor Eleuteri insiste fondamentalmente su due aspetti per cui i cittadini di Torre Spaccata starebbero meglio al Municipio VII: omogeneità e rapporti istituzionali. Eleuteri porta ad esempi il Pratone e la linea Atac 557. “Le proposte che avanziamo sul Pratone, ovvero sulla fascia verde che collega naturalmente il centro con la vecchia campagna romana, in cui vivono volpi, storni e persino fagiani. Parlare del Pratone al Municipio VI, che ha problemi ben più gravi, non ha mai prodotto risultati. Troviamo invece ascolto quando ne parliamo al Municipio VII”.

In questo senso, l’omogeneità territoriale risulta evidente, soprattutto quando si pensa alla linea 557. “Una linea che passa marginalmente nel Municipio VI ma che rappresenta una linea fondamentale per Torre Spaccata. Con chi possiamo parlare? Ancora una volta, non possiamo trovare ascolto che al Settimo. Ecco perché, per il bene dei cittadini, la politica dovrebbe favorire questo passaggio. Se avevano qualcosa in contrario potevano dirlo prima, che senso ha farlo ora?” E lancia una provocazione: “A questo punto si faccia un referendum per qualsiasi cosa, anche per ripristinare il mercato coperto e per tappare le buche di viale dei Romanisti”.

La prima “Delle Torri”

Per quanto possano essere condivisibili le posizioni del Comitato di Quartiere, emergono alcuni dati interessanti dalla memoria storica del territorio. “Torre Spaccata è sempre stata parte di questo Municipio – ricorda Nicola Franco, capogruppo di Fratelli d’Italia – Insieme a Torre Maura è l’unico territorio al di là del Raccordo, un punto di collegamento con Roma. E se il nostro Municipio è detto Delle Torri è proprio derivato da Torre Spaccata. Ha sempre fatto parte del nostro territorio, fin dagli anni ’90 quando eravamo la Circoscrizione VIII, e ancora nel 2013 quando da 19 siamo passati a 15 municipi. Il Municipio VI è l’unico di Roma a non aver subito smembramenti o accorpamenti. E ora dovremmo cedere un pezzo così importante del nostro territorio, della nostra storia? No!”

Un altro punto su cui insistono Fonti e Franco è sul dopo. In pratica, chi ci dice che passando al Settimo Torre Spaccata vivrà di nuova luce? “Oggi siete il nord del Sesto – ironizza Franco – ma domani rischiate di essere il sud del Settimo”.

Tanto lavoro per nulla

Dal punto di vista della maggioranza, quello di Fratelli d’Italia è “terrorismo”. In particolare è la consigliera Cinque Stelle Valentina Battistelli a dirsi sconcertata di questo “Terrorismo su cosa legittima. Non capisco questo stracciarsi i vestiti di dosso, sembra quasi che i cittadini abbiano chiesto un colpo di stato. È evidente che è iniziata la campagna elettorale”.

Giuseppe Agnini, presidente della Commissione Lavori Pubblici, risponde alle accuse di chi dice che Torre Spaccata scappa dal Municipio VI perché non ha fatto nulla. “Noi siamo portavoce e rappresentiamo istanze dei cittadini. Non vogliamo imporre nulla, né riteniamo che Torre Spaccata stia scappando dalla nostra amministrazione. Anzi, nella scorsa programmazione di bilancio ci erano stati riconosciuti ben 68 milioni di euro proprio in virtù della nostra capacità di investimento, i migliori di tutta Roma. Abbiamo dato tante risposte a Torre Spaccata, come la parziale messa in sicurezza di viale dei Romanisti o la pulizia delle caditoie. Noi abbiamo fatto il nostro lavoro, ma la decisione sovrana è dei cittadini”.

L’affondo democratico

Anche il Partito Democratico ha espresso le sue perplessità. Il capogruppo dem Fabrizio Compagnone, dopo aver elencato le tante domande di Torre Spaccata rimaste senza risposta, come il parco Sisenna, o di Pietro Romano, fa una bella lavata di capo al Movimento Cinque Stelle. E lo fa dal punto di vista amministrativo.

“Il Settimo è il municipio più popoloso – spiega Compagnone – con circa 308mila abitanti, seguito dal Sesto con 257mila e il Decimo con 231mila. Il decreto legislativo 42/2009 fa sì che Roma sia riorganizzata in 15 Municipi, ciascuno dei quali non può eccedere di un tot di cittadini. Quand’è che diciamo ai cittadini che non esistono pareri tecnici su questa delibera?”

Attenzione: l’assenza di pareri tecnici su una delibera può significare due cose: o che non ci sono per dimenticanza, o che non ci sono perché non possono essere favorevoli. “Ancora stiamo qui a prendere in giro i cittadini – chiede Compagnone – Perché non si è chiesto il passaggio tecnico prima di promettere ai cittadini il passaggio al Settimo e prima di presentare questa delibera? Perché il primo firmatario Sturni [M5s] non è qui con noi oggi ma incontra il Comitato di Quartiere in forma autonoma promettendo cose su cui non si hanno pareri tecnici? Ho molte perplessità su questa delibera – conclude Compagnone – non tanto nel merito quanto sulla sua integrità burocratica. Secondo me ci sono limiti tecnici che vedremo più avanti; in caso contrario sono pronto a scusarmi pubblicamente. Ma se così non fosse, e quindi questa delibera riceverà pareri tecnici negativi, voglio che Sturni, Stefàno e gli altri firmatari Cinque Stelle facciano scuse pubbliche a tutto il quartiere di Torre Spaccata”.

Delibera approvata ma con l’emendamento M5S

La delibera è stata approvata al termine di una lunga mattinata. La delibera, presentata dai consiglieri comunali Cinque Stelle, calata dall’alto del Campidoglio, è stata modificata dai consiglieri municipali con un emendamento “fotocopia” di quello di Fratelli d’Italia. Nella sostanza dei fatti, i cittadini di Torre Spaccata verranno messi in condizione di essere informati sulla possibilità di essere passati al Municipio VII e sulla possibilità di indire un referendum raccogliendo 1000 firme.

Uno stop brusco alla delibera Sturni, che probabilmente molto piaceva ad Alberto Ilaria, presidente del consiglio del Municipio VI e rappresentante di Torre Spaccata, tanto che prima di essere eletto era il tesoriere del Comitato di Quartiere. L’asse Ilaria-Sturni viene spezzato in seno al Movimento Cinque Stelle stesso, che subordina la delibera, che sembrava ormai cosa fatta, al referendum di cui l’articolo 10 comma 4 dello Statuto di Roma Capitale.

“Andremo casa per casa – dice Massimo Fonti – busseremo e citofoneremo a tutti per raccogliere le firme necessarie per il referendum. Difenderemo il territorio e risponderemo con responsabilità al mandato che ci è stato dato dai cittadini”.

Flavio Quintilli

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