Loris Scipioni contro il PD del Municipio VI: “Circoli chiusi per evitare tesseramento”

L’azione di Loris Scipioni, nipote dell’ex Presidente del Municipio VI Marco Scipioni, tenta la scalata al PD in vista delle primarie di marzo. Il PD lo blocca, Scipioni: “Pratiche antidemocratiche”

Circolo PD di Tor Bella Monaca - Torre Angela
Circolo PD di Tor Bella Monaca – Torre Angela. Fonte: Huffington Post

A fine dicembre, Loris Scipioni scuote il mondo del Partito Democratico. Lancia un comunicato, inizialmente ignorato dalla maggior parte dei commentatori locali, che nelle settimane a seguire avrebbe investito addirittura quotidiani nazionali, richiedendo l’intervento di Matteo Orfini, ex commissario romano dopo le vicende di Mafia Capitale.

La questione è semplice: a marzo ci saranno le primarie per il Partito Democratico, e ciascuna corrente inizia la propria conta. Il PD, come qualsiasi altro gruppo politico, ha al suo interno anime diverse, quindi nessuna sorpresa. In fondo, il PD nacque, semplificando al massimo, dalla fusione dei Democratici di Sinistra e del Partito Comunista Italiano, più altri gruppi più o meno grandi della sinistra. Tant’è che ancora oggi, molti del PD si salutano come compagni o compagne, memori delle esperienze comuniste. È innegabile ritenere, dunque, che al suo interno esistano oggi componenti afferenti a una sinistra più radicale e a una sinistra più “di centro” e le relative sfumature. Ma questo, ripetiamolo, esiste in ogni schieramento politico.

Il “ras” delle tessere

Loris Scipioni
Loris Scipioni

La lunga premessa è stata necessaria per capire cosa sta succedendo nelle file del PD nel Municipio VI di Roma. In vista delle primarie di marzo, Loris Scipioni ha invitato gli elettori di sinistra: “Iscrivetevi al Partito Democratico, tornate nella vostra casa e riappropriatevi delle vostre idee, scegliamo tutti insieme il nuovo gruppo dirigente di domani, nessuno escluso”. E la cifra: oltre 100 tessere pronte per essere convalidate presso i circoli del PD che, però, “sono sempre chiusi”, rivela lo stesso Scipioni.

“Quello che sto assistendo da oltre un mese all’interno del Partito Democratico del VI Municipio è disdicevole ed antidemocratico – scrive in un comunicato Loris Scipioni, ripreso dal suo giornale What’s Up! Media – Circoli chiusi e cittadini sballottolati e portati a spasso da un circolo all’altro il tutto per non tesserarli al Partito Democratico per meri giochi di potere”.

Il peso politico si conta anche e soprattutto sulle tessere. Il PD potrebbe ricadere in mano a uno Scipioni. È questo, forse, che spaventa i democratici? Per Matteo Orfini, sul Fatto Quotidiano, “Quelli che avevamo allontanato, quelli che hanno disonorato il PD, hanno annunciato una scalata ostile”. Ecco qual è, dunque, il nocciolo della questione: la scalata del PD nel Municipio VI.

Scipioni contro tutta la dirigenza

Le accuse di Scipioni non sono leggere. Eppure, essendo relegato nell’estrema periferia di Roma, ci chiediamo: come mai tutto questo accanimento per un iscritto del PD? Forse che abbia ragione, in qualche misura? Forse che davvero il PD sia meno democratico di quanto vorrebbe far riflettere il suo nome? Non c’è stato un solo esponente dem ad abbracciare la causa di Scipioni. È davvero solo contro tutti. E nel ribadirlo sono usciti i dirigenti dem addirittura su quotidiani nazionali: Matteo Orfini, Bruno Astorre (senatore PD), Roberto Morassut (deputato PD). I latini avrebbero detto cui prodest? A chi giova? È chiaro che Scipioni ha colpito una ferita ancora aperta, altrimenti non si spiega, a livello strategico, una comunicazione del genere: hanno dato visibilità nazionale a una spaccatura che, nella realtà, non esiste. E lo dimostra il fatto che Scipioni ha contro sé tutta la dirigenza dem, tanto romana che nazionale.

Tuttavia Scipioni dichiara che “I cittadini PD del Municipio VI insorgono contro il PD locale” e ribadisce a più riprese che “Il PD del VI Municipio è assente, si dimetta”. L’accusa è rivolta non soltanto ai due consiglieri dem Fabrizio Compagnone (segretario uscente del Municipio VI, nonché capogruppo in aula municipale) e Gianfranco Gasparutto (recentemente nominato membro della segreteria romana): è un’accusa a tutta una comunità.

Si può essere in accordo o in disaccordo con il PD. Non è questo il punto. Ma quando si dice che “Il partito non arriva neanche al 15% perché è ridotto ad un piccolo gruppo circoscritto che come sta avvenendo blocca le nuove iscrizioni ed è responsabile di questa situazione” si accusa implicitamente tutta una comunità. Fatta di persone e idee. Che forse non lo merita. E lo diciamo con il massimo del distacco con cui cerchiamo di osservare una vicenda di cronaca politica.

Loris Scipioni (a sinistra) e un Casamonica (a destra)
Loris Scipioni (a sinistra) e un Casamonica (a destra)

Così come ci sentiamo di ritenere scorretto l’utilizzo del termine “ras delle tessere” (che noi volutamente abbiamo messo tra virgolette) di alcuni quotidiani nazionali, nonché l’utilizzo di una foto che lo ritrae in compagnia di un Casamonica con l’intento di screditarlo.

Era solo una tregua

Una guerra fratricida a sinistra, iniziata nel 2013 con la scissione nel Municipio VI tra la corrente Scipioni (Marco, allora Presidente del Municipio) e la corrente Scorzoni. Poi arriva il commissariamento di Orfini, arriva il documento Barca con cui si relazionava lo stato di tutti i circoli dem di Roma, poi arriva la ricostruzione, arrivano le nomine. Il nome Scipioni viene allontanato: “Sono quelli che avevamo allontanato – spiega Orfini su Facebook, riferendosi alle oltre 100 persone che volevano la tessera del PD in risposta all’appello di Scipioni – Sono quelli che ancora devono chiedere scusa ai cittadini, quelli che hanno disonorato il PD”.

Il dubbio è lecito: 100 tessere online in appena 48 ore?

La Redazione

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