Guidi ubriaco e drogato? Per noi meriti l’ergastolo

Visto lo scalpore suscitato dal post di Instagram è doveroso fare un piccolo appunto sull’affermazione del “merita l’ergastolo”

Luogo dell'incidente, presso Ponte Milvio, a Roma
Luogo dell’incidente, presso Ponte Milvio, a Roma. Fonte: Il Fatto Quotidiano

Perché secondo noi Pietro Genovese merita l’ergastolo? Facciamo innanzitutto una piccola sintesi del fatto successo a Roma nella notte di domenica.

Come ricostruisce Leggo, Pietro Genovese, figlio del regista Paolo, guidava con un tasso alcolemico che è quasi il triplo rispetto a quello consentito per legge. Aveva riottenuto da poco la patente, che gli era stata sospesa in automatico dopo che era stato trovato in possesso di hashish. Sui corpi delle due 16enni nessun segno di trascinamento: significa che non sono state colpite da altre auto.

Con il passare delle ore emergono con maggiore chiarezza anche altri dettagli

Dalle analisi su Pietro Genovese, prima si è appreso che il tasso alcolemico era di 1,4 grammi per litro, quasi tre volte la soglia massima di 0,5 grammi litro, che però per i neopatentati come lui è a zero assoluto. Ma, fatto ancor più grave, è emerso nelle ultime che il ragazzo è risultato positivo al test della cocaina e della cannabis.

Gaia e Camilla, le due ragazze di 16 investite e uccise nella notte tra sabato e domenica scorsi su corso Francia, all’altezza di via Flaminia Vecchia, nel quartiere romano di Ponte Milvio sicuramente hanno commesso una grave incoscienza attraversando in quel modo in una strada così pericolosa.

Fatta questa premessa, adesso spieghiamo in parole semplici la nostra affermazione, ovvero che Pietro Genovese meriterebbe l’ergastolo.

Ubriaco e drogato alla guida? Per noi meriti l’ergastolo

Si legge su tutti i social molte persone che difendono Pietro, che dopo aver assunto droga e alcool si è messo alla guida uccidendo due ragazze. Visto anche che molti criticano l’incoscienza delle due ragazze, ci permettiamo di segnalare che il guidare in maniera sobria permette di evitare gli sbagli che commettono i pedoni o altri automobilisti.

All’università di Dartmouth, nel New Hampshire (Usa), dove alcuni ricercatori per la prima volta hanno sottoposto cervelli “ebbri” all’occhio elettronico dei sistemi di brain imaging (risonanza magnetica per immagini) per osservarne il funzionamento in tempo reale. Durante l’esperimento gli scienziati hanno osservato che l’alcool è in grado di rallentare la comunicazione tra le aree frontali e parietali della corteccia cerebrale, responsabili della percezione visiva e dei movimenti. Questo significa che il primo effetto del fatidico “bicchiere di troppo” è l’incapacità di coordinare correttamente il nostro corpo per reagire prontamente agli stimoli esterni.

Sicuramente non è il primo caso, né sarà l’ultimo. Eppure, inasprendo le pene, chiunque ci penserà due volte prima di mettersi alla guida in quelle condizioni. Perché oltre ad uccidere loro stessi uccidono persone che non c’entrano minimamente nulla con la loro stupida incoscienza.

”Dovrebbe esserci una regola basilare per chi si pone alla guida di un veicolo, con la consapevolezza di avere in mano un mezzo che può rivelarsi un’arma letale: bisogna cioè abituarsi al principio che chi guida non beve e chi beve non guida”.

La Redazione

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