Impianto Biomasse sulla Prenestina. Il Municipio VI vota NO

Approvata la risoluzione della Commissione Ambiente che impegna Presidente e Assessore a recepire ogni elemento ostativo al fine di impedire il rilascio delle autorizzazioni per la creazione dell’impianto

voto unanime del municipio vi

Impianto a Biomasse? Il Municipio VI dice “NO”. È stato votato unanimemente oggi, da tutte le forze politiche, l’atto che impegna il Presidente del Municipio e l’Assessore all’Ambiente ad attivarsi “presso tutti i livelli istituzionali al fine di fornire gli strumenti tecnici, ambientali e giuridici necessari alla predisposizione dei pareri ostativi alla proposta di autorizzazione dell’impianto”.

Il presidente della Commissione Ambiente, Fabrizio Tassi, sintetizza così la vicenda: “Questo è l’ennesimo progetto che ci troviamo calato dall’alto sul nostro Municipio. È difficile per noi trovarci sempre a parlare di questi progetti, quando in realtà dovremmo parlare di parchi, spazi aggregativi e al massimo impianti biologici. In 50 anni, questo territorio ha già dato”.

Ricordiamo che l’impianto a biomasse sorgerebbe in via Prenestina 1280 presso l’Agricola Salone s.r.l., in prossimità di Colle Prenestino, Colle Monfortani, l’Istituto Agrario Emilio Sereni, la scuola media Maria Grazia Cutuli e, nel raggio di pochi chilometri, oltre 100mila cittadini. Oltre a trovarsi esattamente al di sopra delle falde acquifere dell’Acqua Vergine. Da sottolineare, infine, che lo sfruttamento di biomasse richiede un’elevata quantità d’acqua, impattando in maniera negativa sulle falde stesse.

Il Movimento Cinque Stelle, Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Lega, Italia in Comune e Forza Italia hanno votato compattamente la risoluzione, ma non senza alcune polemiche e frizioni.

I piccoli passi

casale dell'agricola salone
Il casale dell’Agricola Salone. Fonte: agricolasalone.it

Fabrizio Tassi e l’Assessore all’Ambiente Katia Ziantoni hanno ben spiegato la legge dei “piccoli passi”, una sorta di espediente per aggirare gli ostacoli burocratici e fare ciò che non si potrebbe fare. Andiamo con ordine, parlando dei piccoli passi dell’Agricola Salone, l’azienda proponente che, a onor del vero, si è sempre mossa nella legalità.

“Le autorizzazioni che l’azienda dice di avere avuto nel 2014 – sottolinea Ziantoni – non è quella di oggi. Nel 2014 l’azienda è stata giustamente autorizzata a gestire i propri rifiuti organici, come potrebbe fare qualsiasi cittadino con il compostaggio domestico. Poi nel 2018 ha avuto l’autorizzazione per costruire dei capannoni agricoli e delle tettoie e nel 2019 arriva a chiedere l’autorizzazione per il trattamento di 75mila tonnellate di rifiuti”.

Ziantoni pone l’accento sulla quantità di rifiuti. Infatti, nel 2014 l’autorizzazione prevedeva un massimale di 20mila tonnellate di rifiuti organici prodotti all’interno dell’azienda stessa. Oggi, invece, la richiesta è di ampliare la lavorazione a 75mila tonnellate. “Un impianto industriale in piena regola”, stigmatizza Ziantoni.

Questione di competenze: Regione Lazio, Campidoglio, Conferenza dei Servizi

assessire ambiente ziantoni

Pur avendo votato compatti, i gruppi politici si sono stuzzicati, come è giusto che sia. In particolare, Fratelli d’Italia ha attaccato PD e M5S sul discorso delle competenze. “Questo atto di maggioranza, poi condiviso da tutti – spiega Massimo Fonti, consigliere di FdI – è come dare una pacca sulle spalle ai cittadini. Gli impianti sono autorizzati dalla Regione, non dal Comune, men che meno dal Municipio o dai cittadini. Siamo onesti: non è con quest’atto che potremo fermare l’impianto a biomasse”.

Una premessa che, per certi versi, scagiona completamente la Raggi e il Movimento Cinque Stelle, oggetto invece di critiche da parte del Partito Democratico. In altre occasioni, infatti, il PD si chiedeva (e si chiede): “Ma la Raggi dove sta? La dice una parola di solidarietà per il nostro territorio?”.

Fonti prende d’altro canto in contropiede il PD, attaccandolo frontalmente assieme al M5S: “Dovete dire che la Regione Lazio è governata dal PD, con Zingaretti, che l’Assessore ai Rifiuti è Valeriani, sempre del PD, e che il presidente della Commissione Ambiente è Cacciatore, del Movimento Cinque Stelle! Portate quest’atto a Cacciatore, che è vostro – conclude Fonti, rivolgendosi alla maggioranza – avrà sicuramente più voce di voi e noi in Conferenza dei Servizi”.

A nome del Partito Democratico gli ha risposto Fabrizio Compagnone, segretario del Municipio VI e capogruppo: “Occorre fare chiarezza dal punto di vista amministrativo. Il Dipartimento riceve da un privato la richiesta di autorizzazione, la Regione istituisce la Conferenza dei Servizi, al fine di approfondire con gli enti preposti gli interessi territoriali. La decisione finale sarà sì della Regione, ma sulla base della Conferenza dei Servizi, la quale si esprimerà soltanto dopo aver recepito tutte le osservazioni del Comune e degli altri enti”.

Rivendica poi il lavoro fatto dalla Regione Lazio in materia: “Il 2 agosto 2019 la Regione ha approvato la il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, per fornire le linee guida e la normativa proprio in questi ambiti. Grazie a questo piano, il progetto che stiamo discutendo trova degli ostacoli, e solo lavorando tutti insieme, ciascuno con le proprie competenze e le proprie volontà, potremo andare avanti”.

Silvia Foriglio, consigliere M5S, attacca Compagnone, che si era chiesto dove fosse la Raggi: “Ci troviamo due anni dopo la richiesta di ampliamento fatta da Porcarelli a Rocca Cencia, e la situazione è la stessa. La Regione governa e autorizza, eppure in quest’aula alcuni indicano altri colpevoli. Gli impianti sono in capo alla Regione, non al Comune. Più che chiedersi dove sia la Raggi, io mi chiedo: ma dov’è Zingaretti?”

Regione sì o Regione no?

palazzo della regione lazio
La sede della Regione Lazio, a Roma. Foto: ansa.it

Come funziona la Conferenza dei Servizi? Quando un proponente, pubblico o privato, presenta un progetto di interesse territoriale per più enti preposti, tutti questi enti vengono convocati dalla Regione per discutere gli elementi positivi e negativi. Per farla breve, l’impianto a biomasse interessa il Dipartimento Urbanistica, Mobilità, Ambiente, l’Autorità di Bacino Idrogeologico, il Municipio, la Regione, e così via. Tutti gli enti vengono fatti sedere a tavolino in quella che si chiama Conferenza dei Servizi.

“Un procedimento amministrativo, più che politico”, per usare le parole di Davide Lanza, consigliere Cinque Stelle. In Conferenza dei Servizi ciascun ente presenterà le osservazioni per quanto concerne la propria competenza. Quindi, ad esempio, l’Autorità di Bacino potrà far riferimento al fatto che l’impianto sorgerebbe al di sopra delle falde acquifere dell’Acqua Vergine, presentando un notevole rischio d’inquinamento idrogeologico. Oppure, il Dipartimento Mobilità potrà dire che i camion che trasporteranno i rifiuti potranno appesantire il traffico sulla Prenestina (cosa poco probabile, visto che si parlerebbe di circa 5 camion al giorno).

Ma quindi la Regione c’entra o non c’entra? Chi dà le autorizzazioni? Sotto alcuni aspetti ci sentiamo di dare ragione sia a Compagnone che a Fonti. La Regione recepisce una richiesta e apre una Conferenza dei Servizi, invitando tutti gli enti a partecipare. “Non è che la Raggi o Zingaretti con lo scettro decidono – spiega Lanza – Non c’è nulla di politico in quello che stiamo discutendo oggi. In questa fase, anche i cittadini possono partecipare, portando le proprie osservazioni”. L’apertura della Conferenza, però, non è un automatismo.

Soltanto se l’istanza è procedibile si apre una Conferenza dei Servizi. La Regione ha perciò due scelte: dichiarare l’istanza procedibile, e quindi aprire una Conferenza dei Servizi, oppure dichiararla non procedibile, e quindi rigettare l’istanza. Nel nostro caso, la Regione ha dichiarato procedibile l’istanza. Altrimenti non si sarebbe aperta alcuna Conferenza dei Servizi. Massimiliano Valeriani, Assessore all’Ambiente della Regione Lazio, in occasione della riunione svoltasi presso il circolo PD di Borghesiana, aveva detto che l’istanza era stata portata avanti dagli uffici, non da lui.

Non vogliamo trovare, tra queste righe, i colpevoli di quello che stiamo per andare a trovare in via Prenestina 1280. Però è ora che la politica e i politici si assumano le proprie responsabilità. Dov’è l’indirizzo politico?

Ci piacerebbe, e qua ci sentiamo di unirci all’accorato appello di Antonio Muzzone, M5S, che dice che “Non vogliamo più che siano proposte del genere. Questo territorio ha bisogno di scuole, di parchi, è un territorio da risanare. È come se qui fosse scoppiata una centrale nucleare! Il progetto che stiamo discutendo è un’offesa per i cittadini!”

Questo territorio ha già dato. Vorremmo un indirizzo politico chiaro, di Campidoglio e Regione: nel Municipio VI basta rifiuti. Non possiamo sempre dircelo da soli. “Abbiamo il diritto di tutelare il nostro territorio – si unisce Antonio Villino, FdI – per i nostri cittadini, per i nostri figli, per i nostri nipoti”.

Non è tempo di esultare

L’approvazione unanime di oggi non è motivo per far festa. Non significa nulla. Tutto si deciderà in Conferenza dei Servizi, che recepirà tutte le osservazioni che arriveranno entro fine ottobre. Paolo Emilio Cartasso, presidente dell’associazione Case Rosse 2014, definisce questa come “La terra dei fuochi di Roma Est: Rocca Cencia, discariche abusive, discariche sottoterra non bonificate, infinità di aziende inquinanti. Questo territorio merita un’attenzione speciale e particolare. Per questo chiediamo una VIS, una Valutazione di Impatto Sanitario, perché qui abbiamo una percentuale più alta del 20% di incidenza tumorale rispetto la media della Capitale”.

Sempre Cartasso, sottolinea che per il Piano Regolatore Generale, un impianto a biomasse è incompatibile con l’articolo 75 al punto 21. “Quest’attività non ricade in ciò che l’azienda può fare”.

Su questo punto anche Tassi si esprime in maniera critica e scettica, rafforzato poi dalle dichiarazioni della Ziantoni. Entrambi lasciano intendere che l’azienda Agricola Salone, la proponente del progetto, abbia dismesso la sua attività agricola da tempo. “I rifiuti verrebbero tutti da fuori? Si tratterebbe di un polo industriale a tutti gli effetti”.

A conferma di ciò, l’esperienza di Dario Nanni, gruppo Misto, di Italia in Comune: “Io ho frequentato l’istituto agrario Emilio Sereni e ho visitato decine di aziende. Ma mai questa. Quest’azienda è vera come una banconota da 7 euro – ironizza Nanni – Facciamo una denuncia tutti insieme, firmata da tutti i consiglieri del Municipio VI. Portiamola in Procura, dai Carabinieri: faremmo più con una denuncia congiunta che con l’approvare l’atto”. La proposta di Nanni, davvero interessante, è purtroppo caduta nel nulla.

La Redazione

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