Tor Bella Monaca, parla Scalia: “Denuncio tutti o aspetto di comparire davanti al Magistrato?”

La versione dei fatti di via Vico Viganò, raccontati dalla testimonianza di uno dei diretti interessati: Salvatore Scalia, presidente del Centro Anziani Ai Pini, pronto a parlare con i magistrati

Il Centro Anziani Ai Pini

Salvatore Scalia decide di rompere il muro del silenzio e dei “potrebbe”. Racconta la vicenda della pulizia del parcheggio adiacente la scuola materna Antonio Crupi, del 22 giugno da parte di Retake Torre Angela, esattamente come la riferirà in sede giudiziaria. Al presidente del Centro Anziani sono state infatti notificate due querele, una da parte di Alessandro Cesari e una da parte di un’altra persona, per le quali sarà chiamato a rispondere.

Il racconto di Scalia inizia da maggio, quando “La segreteria di Nicastro [Assessore ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica del Municipio VI, ndr] chiama una consigliera del nostro Centro. Lei ha sempre tutti i fascicoli che riguardano quest’area in ordine, e a ogni cambio di amministrazione è il punto di riferimento di uffici e politici per capirci qualcosa. Quindi la telefonata non era una sorpresa. Piuttosto, la sorpresa è stata la richiesta: all’Assessore Nicastro occorreva l’atto semiprivato della convenzione tra la ditta costruttrice dell’albergo e il Municipio riguardante lo sfalcio dell’erba del Parco della Pace”.

L’atto di cui parla Scalia era stato dato al Centro dal direttore dell’albergo. Da quanto si apprende dal racconto di Scalia, l’Assessore Nicastro aveva chiesto questo documento per conto di un consigliere, di cui Scalia non vuole fare il nome, ma che potrebbe essere, sulla base delle informazioni raccolte, la consigliera Silvia Foriglio. In buona fede, il Centro Anziani consegna l’atto all’Assessore, e apparentemente la storia finiva lì.

La storia vissuta da Scalia

Si arriva invece al 17 giugno. Scalia conferma la versione che avevamo pubblicato il 17 luglio sulla pulizia del parcheggio adiacente la scuola materna Antonio Crupi da parte di Retake. E ribadisce: “Il Cesari [organizzatore dell’evento e parte attiva di Retake Torre Angela, ndr] ha avanzato una serie di richieste irregolari, alla presenza di numerosi testimoni del Centro, per effettuare la pulizia del parco davanti il Centro Anziani. Al nostro rifiuto, lui ci ha detto che, qualora non avessimo aderito alle sue richieste, per ordine dei PICS, allora lui si prendeva la guardiania del parco grazie agli accordi che stavano raggiungendo con il direttore dell’albergo. Il Cesari era convinto, in pratica, che il direttore dell’albergo avrebbe ceduto la convenzione a lui, ignorando completamente l’iter burocratico che ciò comporta. Abbiamo chiesto le autorizzazioni per l’intervento, ma non ce le ha fatte vedere, dicendo che lui agiva per ordine dei PICS”, ovvero della sezione della Polizia Locale interessata al decoro urbano.

Non appena compresa la situazione, Scalia ha chiamato il direttore dell’albergo al telefono, di fronte al Cesari, per chiedere immediatamente riscontro di quanto ascoltato. “Vieni qua oggi pomeriggio, rivengono i due di questa mattina”, avrebbe risposto il direttore a Scalia. Ma chi sono “i due”? Scalia prende il suo telefono, apre la chat di WhatsApp con il direttore dell’albergo e ci fa vedere due foto, con i bigliettini da visita che immortalano il passaggio di un funzionario della Polizia Locale e di Silvia Foriglio, Presidente della Commissione Scuola Cultura e Sport del Municipio VI, in quota Movimento Cinque Stelle, la quale si sarebbe qualificata dal direttore come Assessore del Municipio VI.

Terminata la discussione con il Cesari, Scalia racconta di aver immediatamente telefonato all’Assessore alle Politiche Sociali Francesca Filipponi (dimessasi alcuni giorni dopo, il 21 giugno, forse proprio a causa di questa vicenda), e al Presidente della Commissione Scuola, Silvia Foriglio. “Ho chiesto alla FIlipponi cosa fosse questa storia della guardiania del parco al gruppo Retake – spiega Scalia – ma la Filipponi ha detto di non saperne nulla e che ci avrebbe fatto sapere. Allora chiamo anche la Foriglio, segnandomi il telefono preso dal biglietto da visita che ha lasciato al direttore, ma con lei non è stato possibile parlare. La conversazione sembrava disturbata e poi è caduta la linea e le ho detto che mi sarei rivolto ai Carabinieri per denunciare le irregolarità che si stavano manifestando”.

All’arrivo di Scalia, accompagnato da una consigliera del Centro, che dovrebbe risultare nelle querele ma ancora mai sentita come teste, nell’ufficio del direttore, dietro suo invito, trova il Cesari “Con una certa Tiziana, la quale ribadisce con tono arrogante la stessa versione di prendersi l’area prospiciente il Centro Anziani, di sanarla, di prendersi la guardiania, di mettere i lucchetti e di gestirla. Ripetevo allora quanto detto al Cesari, che sarei andato a denunciare le irregolarità ai Carabinieri. La risposta di Tiziana, arrabbiata, è stata A me non me ne frega niente. Fate come ve pare e andate affa***o. Altri particolari li riferiremo al Magistrato”.

Da questo momento si perdono i contatti tra Cesari e Scalia, fino a quando, quattro giorni dopo, Scalia viene raggiunto da due querele: “Una da parte di Alessandro Cesari e una da parte di un’altra persona che non era presente”.

Il 18 giugno Scalia chiama “Il personale dei PICS per avvisare del comportamento anomalo tenuto dal Cesari e delle sue richieste fatte in loro nome. Di questo, e dei testimoni, riferirò ai magistrati. Il 19 giugno – continua Scalia – vengo a conoscenza che il gruppo Retake chiede autorizzazione per pulire il Parco della Pace, non del parcheggio: del parcheggio non si parla mai”.

Il giorno 21 vengo contattato telefonicamente dai Carabinieri per andare in caserma per una notifica, e mi ritrovo due querele, che ho preso come una minaccia/diffida e come monito per non parlare. Questo perché sono convinto di avere intuito qualcosa che non dovevo sapere. Ora comprendo cosa mi fu detto in sede di notifica. Una cosa mi dispiace: è trapelata una notizia che, se fosse vera, rasenta la denigrazione e l’offesa. Ci sarebbero stati dei commenti denigratori e offensivi nei miei confronti da parte di pubblici ufficiali”.

Centro Anziani Ai Pini

Le autorizzazioni

Giovedì 18 luglio, durante il Consiglio del Municipio VI, viene acclarata la totale mancanza di autorizzazioni da parte dei volontari per la pulizia nell’area del parco della Pace e del parcheggio adiacente la scuola materna Antonio Crupi. L’Assessore all’Ambiente, Katia Ziantoni, nel rispondere all’interrogazione di Fratelli d’Italia, dichiara che “Le autorizzazioni richieste sono state negate dall’Assessorato”. Eppure, come i fatti lo dimostrano, la giornata ecologica si è svolta ugualmente.

Attenzione, qui nessuno vuole mettere alla gogna un gruppo di volontari che si è spaccato la schiena e che se la spacca in continuazione per cercare di restituire decoro e dignità alla città di Roma. Esistono tuttavia delle regole che vanno rispettate, a tutela della propria e dell’altrui sicurezza. E, nel caso di specie, nella tutela del patrimonio comune. Ammesso che le autorizzazioni sono mancanti, infatti, l’intervento di Ama per la rimozione dei rifiuti a che titolo si è avuto?

Il 22 giugno si è pulito il parcheggio adiacente la scuola materna Antonio Crupi e si sono accatastati i rifiuti, in attesa che Ama li rimuova (rimozione avvenuta completamente soltanto il 15 luglio). Mancando l’autorizzazione dell’assessorato, l’intervento di Ama come viene spiegato? Come la Ziantoni stessa ha detto il 18 luglio in Consiglio: “Il responsabile Ama Renzetti, in sopralluogo sul parcheggio, ha detto che non è competenza Ama”.

Soltanto due ipotesi: Ama è intervenuta dietro compenso, ovvero usufruendo dei fondi destinati agli interventi straordinari, incidendo sull’erario pubblico (voci interne al Municipio riportano che il Presidente Romanella tema proprio l’ipotesi di reato di danno erariale); oppure, e per certi versi sarebbe anche più grave, l’intervento di Ama potrebbe essere avvenuto dietro richiesta personale da parte di qualcuno. Non sembrano esserci altre opzioni disponibili, e in entrambi i casi sono ravvisabili dei reati penali.

Le Forze dell’Ordine erano presenti a un evento non autorizzato

Alla giornata del 22 giugno erano presenti anche la Polizia Locale e i Carabinieri. Nessuno dei due corpi ha verificato la presenza di autorizzazioni? E, non essendo autorizzato l’evento, chi ha chiesto loro di partecipare? Certi della buona fede delle Forze dell’Ordine, ci chiediamo se non si configuri ancora un altro reato, secondo l’articolo 48 del codice penale: induzione in errore.

La presenza delle Forze dell’Ordine potrebbe forse essere giustificata dalle due querele notificate a Scalia? In entrambe si denunciano infatti le minacce che Scalia avrebbe rivolto nei confronti di Alessandro Cesari. Le querele, riferite al 17 giugno, sono state notificate il 21 giugno. “La cosa paradossale – dice Scalia, sorridendo ironicamente – è che per queste denunce nessuno si è mai fatto vedere”. Nel dirlo tira fuori una denuncia di novembre 2018, in cui vengono segnalate minacce ricevute dagli anziani al parco. “Per questa denuncia nessuno si è fatto vivo, anzi: sapete cosa mi hanno detto? Che a Tor Bella Monaca la minaccia è all’ordine del giorno e che non poteva essere un problema, perché viene considerato un modus vivendi”.

Invece, le minacce che Scalia avrebbe rivolto al Cesari sono state immediatamente oggetto di attenzione da parte dei Carabinieri, che hanno prontamente notificato le querele. “Nel notificare le due querele –riprende Scalia – mi sono state dette delle cose che riferirò personalmente al Magistrato”.

Allora la domanda sorge spontanea, e la formuliamo immediatamente al Presidente Scalia: di fronte a tutti questi elementi, infatti, cosa intende fare? Ha intenzione di denunciare al Magistrato tutti coloro che sono coinvolti, pubblici ufficiali e non, responsabili di tali eventi, o aspetta di essere chiamato dal Magistrato?

“Ho dato già mandato all’avvocato penalista e all’avvocato civilista di valutare l’opportunità di denunciare o attendere di riferire al Magistrato, perché abbiamo ravvisato anche dei vizi di forma. Infine – conclude Scalia – vorrei precisare che io di questi fatti, fino a poco prima dell’ingresso di Retake nel nostro Centro Anziani, non sapevo nulla”.

La Redazione

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