Atac, controllori accusati di razzismo perché chiedono il biglietto

La follia a Roma, dove i radical chic sono sempre in cerca di qualcuno da incriminare come razzista. Stavolta il bersaglio sono i controlli Atac. Lo sdegno del capogruppo FdI Andrea De Priamo

Il falso cartello di Atac

Controlli razzisti da parte di Atac. L’ennesimo insulto che la sinistra poteva inventare per attaccare onesti lavoratori e difendere disonesti scrocconi. A Roma è apparso un cartello, falso come una banconota da 3 euro, che ripropone logo e grafia di Atac per avvisare l’utenza di fantomatiche “perquisizioni razziste” a bordo delle linee tranviarie 5, 14 e 19.

A Roma, da sempre, i cosiddetti “furbetti” che non pagano il biglietto del bus non mancano. Anzi, spesso ci si lamenta del servizio scadente senza pensare che oltre alla malagestione vi è una sistematica perdita di entrate derivante dal mancato pagamento dei principali consumatori del servizio. A tutto questo, si unisce la tendenza alla disobbedienza civile che in questi mesi sembra aver contagiato l’Italia.
I radical chic sono costantemente alla ricerca di persone da tacciare di razzismo e questa volta il loro ultimo bersaglio sono i controllori Atac.

Il primo a notare questo è stato il segretario di Faisa Sicel, il sindacato degli autoferrotranvieri, Claudio De Francesco, a cui non è mancata l’eco del capogruppo in Assemblea Capitolina di Fratelli D’Italia, Andrea De Priamo. “Esprimiamo solidarietà ai verificatori dell’Atac per i cartelli-gogna, con farneticazioni su presunti atteggiamenti razzisti del personale Atac da denunciare, affissi in alcune fermate in diversi quartieri di Roma“, ha commentato De Priamo.

 

È razzismo chiedere il biglietto del bus?

Non è solo un avviso: nel messaggio lasciato sulla pensilina, in stile Atac e con logo quasi uguale se non fosse per la scritta ACAB (“All Cops Are Bastards”, ovvero “Tutti i poliziotti sono bastardi”), invita tutti a intervenire di fronte ad atti di razzismo. Viene da chiedersi di quale tipo di intervento parli questa gente.

“Da quando in qua pretendere che chi sale a bordo abbia pagato il biglietto è un atto di razzismo? – si domanda De Francesco intervistato da Il Giornale.it – È solo un pretesto per metterci contro la gente e creare tensione, vogliono fomentare l’odio contro chi lavora onestamente per far rispettare le regole”.

Le regole valgono per tutti, a prescindere dalle caratteristiche somatiche. Non esistono clienti di serie A e di serie B, per cui le accuse di razzismo devono senz’altro decadere in nome del buonsenso sociale e del rispetto del pagamento di un servizio statale.

 

Francesco Tarantino

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