Sciopero del clima: battaglia vera o nuova moda?

Con lo sciopero del clima di oggi, risuona forte l’eco, anche nella città eterna, della battaglia dell’attivista sedicenne Greta Thunberg, quanto però è autentico e quanto invece appare meglio di ciò che è?

 

Uno degli argomenti che certamente sta dividendo maggiormente l’opinione pubblica è proprio l’ambiente, dagli accordi di Parigi di tre anni fa, ne è passata di acqua sotto i ponti. L’uragano Trump abbattutosi sulla Casa Bianca non ha fatto altro che alimentare le polemiche sull’argomento, con il famoso passo indietro da tutti gli accordi sul surriscaldamento globale, derubricandolo di fatto a problema di livello inferiore.

La novità, in questo caso, però, arriva dalla Svezia, la vera showgirl del momento è un’attivista sedicenne Greta Thunberg che da agosto 2018 prontamente si ritrova di fronte al parlamento svedese protestando in maniera veemente riguardo la mancanza di misure ambientali da parte del governo.

L’esperienza della giovane sembra aver risvegliato le “grandi coscienze sopite” del cittadino medio che normalmente butta la carta per terra e non fa la raccolta differenziata, il quale pensa bene, non riuscendo più a fare i conti con la propria coscienza, di andare in piazza e di combattere il clima con uno sciopero.

È molto triste dire che la maggior parte dei finti attivisti sono dei ragazzi spesso e volentieri minorenni che a domande banali quali ad esempio la definizione di buco dell’Ozono, non fanno altro che balbettare confusamente e scuotere la testa mestamente proprio come chi si trova in piazza senza conoscerne la motivazione e voleva soltanto saltare una delle tante mattinate scolastiche.

 

Una manifestazione spontanea o pilotata?

Questo fenomeno è di proporzioni europee, d’altronde siamo abituati alle soluzioni inadeguate per problemi gravi. Si è passati a combattere il terrorismo con i gessetti fino a combattere il clima con uno sciopero, quando invece che bivaccare in piazza si potrebbero benissimo adottare dei semplici accorgimenti alla nostra vita quotidiana che potrebbero dare l’impatto che serve al miglioramento del nostro mondo.

E se dubitare è peccato e credere passivamente è da stupidi, nel pieno rispetto di Greta Thunberg e della sua battaglia che senza ombra di dubbio le fa onore, ci permettiamo di dissentire dall’ammirazione collettiva che la erge a paladina del mondo pulito e biodegradabile perché svariati indizi sapientemente riportati dalla redazione degli “Occhi della guerra”, porterebbe a dedurre che La ragazza potrebbe essere stata in alcuni frangenti sfruttata mediaticamente.

È cosa nota che la madre sia una cantante, tra l’altro famosa per le partecipazioni all’Eurovision, quindi, una delle figure più in voga dello showbiz svedese la quale, casualmente e in maniera per nulla calcolata, avrebbe pubblicato il suo libro sulla vita coniugale e di relazione con la figlia proprio quando quest’ultima aveva cominciato la protesta e il responsabile delle pubbliche relazioni della madre avrebbe fondato una start up “We do not have time” che grazie ad un crowdfunding avrebbe raccolto circa 2,8 milioni di euro.

Sebbene due indizi non costituiscano una prova, concorrono però al sospetto di ricerca di business.

Questi due fattori non fanno altro che rafforzare quanto scritto in precedenza: questo movimento europeo ecosostenibile non è puro quanto appare. Tuttavia uno sforzo per il pianeta è necessario, certamente non scioperando, ma applicando delle semplici soluzioni che possono rendere le nostre vite migliori e ci permettono di non distruggere il posto in cui viviamo.

 

Francesco Tarantino

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