Tor Bella Monaca, imbrattato striscione in memoria di Acca Larenzia

Tor Bella Monaca. Nel giorno dello “sciopero alla rovescia” del liceo Amaldi, il quartiere diventa scenario di scontro ideologico

Il liceo scientifico Edoardo Amaldi, a Tor Bella Monaca, diventa per un giorno il centro dell’interesse mediatico di Roma. Sono arrivati giornalisti di Repubblica, Fanpage, Roma Today, la radio. Persino Amnesty International si è affacciata.

Il liceo Amaldi è un farò di civiltà nel buio del degrado che attanaglia il suo quartiere, Tor Bella Monaca. Talmente frequentato che negli anni scorsi si rese necessario aprirne una succursale, a Castelverde.

Ci si poteva aspettare che i giornalisti fossero venuti per parlare della formazione dei ragazzi dell’estrema periferia di Roma? Del degrado? Dell’enorme piazza di spaccio di cannabis e cocaina a due passi dal l’Amaldi. Niente di tutto questo. Sono venuti attirati dallo sciopero alla rovescia.

Bloccare la didattica per parlare di migranti

I docenti hanno organizzato una didattica alternativa, bloccando le lezioni per due ore e parlare di migranti e crisi umanitaria. La questione ha sollevato polemiche da destra e i plausi della sinistra.

Fratelli d’Italia si è detta contraria all’iniziativa perché, semplicemente, “La politica dovrebbe stare fuori dalla scuola” e perché “Non è corretto che i docenti, in una posizione di vantaggio rispetto agli alunni, parlino di questioni politiche”.

Azione Frontale, associazione neofascista di Roma, osa di più. Nella notte precedente allo “sciopero” chiude i cancelli scolastici con il nastro bianco e rosso e appende locandine con scritto: “Basta faziosità dei docenti”.

La sorpresa mattutina degli amaldini non c’è stata, però. Poche ore dopo l’intervento di Azione Frontale, infatti, qualcuno ha strappato nastro e locandine. Tutto finito? No.

Durante la sera altri ragazzi hanno contrattaccato, colpendo striscioni di Azione Frontale. Sulla gigantesca scritta “Dio Patria Famiglia”, che campeggiava su via del fuoco Sacro all’incrocio con via di Tor Bella Monaca, i ragazzi hanno scritto con un bel rosso sangue “Restiamo Umani”.

Uccidere un fascista non è reato

Su un altro striscione, all’incrocio tra via Casilina e via di Tor Bella Monaca, c’era invece “Onore ai Martiri di Acca Larenzia”. Ora la scritta, neppure firmata da Azione Frontale in quanto patrimonio riconosciuto e condiviso da tutte le sigle della destra italiana, è imbrattata di rosso.

Di qui l’accusa di Azione Frontale: “Restiamo Umani? A senso unico! Vergognatevi, falsi ipocriti servitori dei servi”.

Era il 7 gennaio 1973. I ragazzi del Fronte della Gioventù della sezione di Acca Larenzia stavano per andare a sentire un concerto. Qualcuno però propone di fare delle affissioni, qualcuno accetta, qualcuno dice che è tardi. Fatto sta che qualcuno si attarda alla sezione.

Dopo i preparativi i ragazzi escono. Ad attenderli “qualcuno” che non sarà mai riconosciuto. Due ragazzi con mitraglietta scorpion. Sparano. I ragazzi rientrano. Franco e Francesco restano fuori.

Attimi di panico. Franco e Francesco muoiono. Arrivano le Forze dell’Ordine, arrivano i giornalisti. Uno degli inviati getta un mozzicone di sigaretta sul sangue ancora caldo che macchiava la piazzetta davanti la sezione di Acca Larenzia. Scoppia il putiferio. Un militare spara, si inceppa la pistola. Se ne fa passare un’altra, spara ad altezza uomo. Colpisce Stefano.

Franco, Francesco, Stefano. I tre martiri di Acca Larenzia uccisi senza aver mai ricevuto giustizia. Ma in fondo, se non era reato uccidere un fascista, un fascista non è abbastanza umano per essere rispettato da morto.

Restiamo Umani.

 

La Redazione

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