Emergenza rifiuti Roma. Il Governo contro Raggi: decida sulle discariche

Le strade di Roma sono al collasso per la massiccia presenza di rifiuti abbandonati. A lungo si sono rimpallate le responsabilità Regione e Campidoglio, Zingaretti e Raggi, PD e Cinque Stelle. Oggi la sorpresa dal Governo, che invita la Raggi a votare le aree idonee a nuove discariche

Roma si paralizza per i rifiuti un giorno sì e l’altro pure. Le strade soggette all’abbandono si intasano di rifiuti, che spesso vengono gettati in mezzo alla carreggiata perché “Solo così l’Ama viene a pulire”, dicono alcuni cittadini. Questo succede a Tor Bella Monaca e a Villaggio Falcone nel Municipio VI ma anche in molte altre aree. Addirittura a Torre Angela, a causa di immondizia fuori una scuola, due automobilisti incastrati dai rifiuti sono venuti alle mani ed è dovuto intervenire il Commissariato Prenestino. Una follia generale che sembra non avere soluzione.

Il Sindaco Raggi ha più volte ribadito di attendere il piano rifiuti della Regione e che ha già indicato diversi siti idonei a cui manca l’autorizzazione regionale. Zingaretti, presidente della Regione Lazio, smentisce quanto detto dalla Raggi e dice di attendere l’elenco dei siti. Insomma nessuno si assume le proprie responsabilità. Fino a che, oggi, il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, voluto con forza da Di Maio, si trasforma in una doccia fredda per Virginia Raggi. Il ministero ha chiesto ufficialmente alla Città Metropolitana di Roma, presieduta sempre dalla Raggi, di indicare aree idonee a nuove discariche.

Una crisi annunciata

Una campana via di Torrenova, adiacente scuola materna Peter Pan

La paralisi era stata causata dalla chiusura nel 2013, dall’allora sindaco Marino, di Malagrotta. Il non aver programmato un dopo Malagrotta ha causato negli ultimi anni il disastro cui i romani sembrano ormai essersi abituati. La sola Rocca Cencia, con il suo immenso deposito di rifiuti, nel Municipio VI, non basta per tutta Roma. Per di più gli abitanti dei quartieri limitrofi, come Colle del Sole, Ponte di Nona, Prato Fiorito e molti altri, sono sul piede di guerra. I miasmi e i malesseri olfattivi crescono e non accennano a interrompersi. Per lo stesso motivo anche il TMB (tritovagliatore mobile biologico) del Salario non è sufficiente e i quartieri limitrofi ne denunciano miasmi.

A inizio mandato, due anni e mezzo fa, il Municipio VI aveva votato un atto che chiedeva la chiusura dello stabilimento Ama di Rocca Cencia entro il 2019. Una promessa che evidentemente è stata fatta per placare quei territori in cui aveva fatto incetta di voti e che non ha saputo mantenere. Ma nel frattempo Roma sprofonda nei rifiuti. Anche nel Salario, fatalità, i Cinque Stelle promisero la chiusura entro il 2019. E invece…

Sfiducia e danno erariale

La palla va alla Raggi, quindi, che deve decidere entro primavera. Dopodiché i siti verranno autorizzato dalla Regione Lazio guidata da Zingaretti. Nel frattempo l’Assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari garantisce che “Il TMB sarà superato entro fine 2019, se si raggiungeranno gli obiettivi della differenziata”, fissati oltre il 70%. Raggiunta quella soglia il TMB Salario verrà riconvertito, non chiuso. Il capogruppo PD in Campidoglio, Anton Giulio Pelonzi, presenta quindi una mozione di sfiducia proprio contro la Montanari, con il chiaro intento di spaccare la maggioranza grillina. Allo stesso tempo Fratelli d’Italia, con Francesco Figliomenni e Nicola Franco, denunciano un possibile danno erariale.

 

La Redazione

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