Donna aggredita a Mestre da un immigrato. Accusa di razzismo per il marito

A Mestre un dentista espone un cartello con su scritto: “Avviso ai pazienti. Ieri mia moglie è stata aggredita da un negro”. Radical chic indignati per il vocabolo e non per l’aggressione

Il cartello del dentista di Mestre è stato appeso nel suo studio. Invece di suscitare rabbia per l’aggressione subita dalla donna in pieno giorno al parco, il buonismo si scaglia sul medico. La parola “negro” è più grave del fatto che la moglie abbia rischiato la vita.

Il cartello poi prosegue: “È stata salvata da un passante che si è messo a gridare. Ognuno tragga le proprie conclusioni da questo inaccettabile episodio, ma invito tutti a riflettere su quanto accaduto e soprattutto sulle responsabilità politiche di tutto questo”.

Davanti a un racconto di cuore, di un marito che vuol portare all’attenzione di tutti la pericolosità di un parco per le sue frequentazioni, ci sarà stata unanime indignazione? Certo. Ma per la parola “negro”.

Il medico racconta che “Ho scritto quel testo perché volevo che tutti stessero attenti, ho incassato attestati di solidarietà, di vicinanza a mia moglie, solo una persona mi ha fatto presente che potevo usare un altro termine”.

Quanto basta per il buonismo per l’accusa di razzismo. E per segnalare all’Ordine l’infamante parola, pur presente nei vocabolari italiani.

Dato che non lo ha fatto la sinistra lo facciamo noi. Solidarietà al dottor Bragaggia e a sua moglie, affinché entrambi superino questo brutto momento.

 

La Redazione

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *