In Italia un detenuto su 4 proviene da un altro paese; quanti scappano realmente dalla guerra?

Nel nostro sistema carcerario si contano provenienze da più di cento paesi.

 

I più rappresentati sono, in ordine decrescente, il Marocco (18,6 per cento dei detenuti stranieri), la Romania (13,7 per cento), l’Albania (12,8 per cento), la Tunisia (10,5 per cento), la Nigeria (5,6 per cento) e l’Egitto (3,4 per cento).

Quale tipo di reati sono commessi dai detenuti stranieri?

Il 55% dei furti «con destrezza» è di origine di soggetti stranieri. Così come il 51,7% dello sfruttamento della prostituzione e della pornografia minorile. Il 45,7% delle estorsioni, il 45% dei furti in abitazione e il 41,3% di ricettazioni.

Visto che la questione detenuti ed immigrati và a braccetto, quanti sono realmente gli immigrati che scappano dalla guerra? Quali sono le procedure per chiedere asilo politico?

Un immigrato per chiedere lo status di rifugiato politico, davanti a se trova un percorso lungo ed arduo. Dopo che i migranti sbarcano sulle nostre coste, vengono presi e portati in un Centro di primo soccorso e accoglienza, come quelli che vediamo ogni giorno in televisione a Lampedusa. Poi vengono accompagnati nelle varie strutture temporanee e, con i pullman, nelle questure dove devono compilare il verbale per chiedere il riconoscimento dello status di rifugiato. Tutti i migranti poi devono passare attraverso la commissione territoriale composta da quattro membri: uno del Comune, uno della Prefettura, uno della Polizia e uno dell’Unhcr (l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu). Chi ottiene l’asilo ha diritto al famoso permesso di soggiorno, con cui può cercare lavoro, avere la tessera sanitaria e in un secondo tempo anche ricongiungersi con la famiglia di origine. Se la commissione decide di dare lo status di rifugiato, allora questo è considerato un vero profugo. Altrimenti no. Per ottenere questo particolare status occorre dimostrare di fuggire da una persecuzione per razza, etnia o religione. Se non si ottiene il permesso di soggiorno si può ottenere la protezione sussidiaria o quella umanitaria.

Quanti scappano dalla guerra?

Di questi solo il 3% scappa veramente dalla guerra, il restante 97% non ha diritto allo status di rifugiato. E qui si apre la triste realtà, Chi è stato rifiutato può fare ricorso entro trenta giorni: basta cercarsi un avvocato, chiedere il gratuito patrocinio ed è fatta; il migrante «rifiutato» ” in teoria ” dovrebbe essere espulso dal Prefetto e lasciare l’Italia entro quindici giorni. Se però il migrante opta per il ricorso, esso, rimarrà in sospeso, e quindi accolto e ospitato nelle varie strutture, fino alla sentenza del tribunale competente.

Alcuni mediatori culturali, che preferiscono rimanere anonimi hanno dichiarato che: ” Gli immigrati molte volte s’inventano storie di sofferenze e persecuzioni che non hanno mai subito. Spesso gli capita di sentir raccontare la stessa identica storia. Quando viene chiesto il motivo per cui non si vuole tornare nel proprio paese spesso danno risposte fantasiose: qualcuno dice di aver paura che una volta rientrato a casa il padre sia intenzionato ad ucciderlo, altri  affermano di essere soggetti ad un malocchio”.

Non è assurdo che l’Italia debba sostenere i costi dell’accoglienza per sentirsi raccontare queste bugie?

3,3 miliardi di euro spesi ogni anno con in più la consapevolezza che questi Oneri sono destinati ad aumentare. Un fiume di denaro che certamente potrebbe esser speso in maniera più consona.

Chi scappa dalla guerra è ben accetto nel nostro paese, chi viene per raccontare fandonie e vivere di delinquenza è giusto che torni nel proprio paese d’origine.

 

La Redazione

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *