Regione Lazio. Rischio inciucio Cinque Stelle e PD?

Zingaretti ha presentato i 10 punti della relazione programmatica per il quinquennio di governo. Un patto di non belligerenza verso le opposizioni recepito soltanto dalla Lombardi e dai Cinque Stelle

Zingaretti e Lombardi ci provano. Certo, “Se non funziona tutti a casa”, ma intanto ci provano. Un asse di governo che potrebbe essere un inizio di collaborazione a livello nazionale. O un mega inciucio a partire proprio dal comune di Roma.

Nell’Assemblea Capitolina il gruppo dei Dem ha cambiato faccia in seguito alle elezioni regionali. La ex capogruppo Michele De Biase è infatti ora deputata per la Regione Lazio. Il suo posto è stato preso dal consigliere Anton Giulio Pelonzi. Lei, la De Biase, è parte della corrente vicina a Renzi, nominata segretaria d’aula in Regione. Lui, Pelonzi, appartiene al gruppo di Astorre e a Daniele Leodori, presidente del Consiglio Regionale, e dunque a Zingaretti. Un cambiamento che potrebbe essere una strizzata d’occhio dem verso i pentastellati anche viste le parole di Franceschini e Orlando, in contrapposizione alla linea suggerita da Renzi e Martina.

Gli 8 punti del programma

Zingaretti ha presentato all’assemblea 7 pagine di programma: “Programma di lavoro per l’avvio dell’XI Legislatura“. Come si può intuire dall’esiguo numero di pagine si tratta di un programma scarno, troppo generico. Un “libro dei sogni” che nulla aggiunge al governo del Lazio.

La precedenza sarà alle infrastrutture per i trasporti e al taglio delle liste d’attesa nella sanità. Una riforma, non si sa come, di LazioDisu, un intervento legislativo sul piano del sociale 2018-2020, interventi sul piano territoriale paesaggistico e sul testo unico del commercio. Tutto questo, in 7 pagine, per convincere le opposizioni a dare la fiducia a Zingaretti.

La sfiducia

Se il Movimento Cinque Stelle è passato dagli insulti agli accordi con il Partito Democratico, resta coerente il Regione Lazio parte del centrodestra. Fratelli d’Italia ha presentato una mozione di sfiducia sottoscritta dai suoi tre consiglieri Ghera, Righini e Colosimo, poi firmata anche da Sergio Pirozzi.

Parisi, invece, si muove cauto e preferisce attendere gli sviluppi. “Se parliamo di un percorso da fare insieme lavoreremo con serietà sui temi specifici – ha dichiarato – ma se dovesse esserci in aula una nuova maggioranza avvertiteci, così ci acconceremo per affrontare questa singolare stagione”.

 

La Redazione

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