Per Pd e Cinque Stelle la legge elettorale va bene così

Pd e Cinque Stelle votano contro la proposta di riforma di Fratelli d’Italia alla legge elettorale che avrebbe introdotto il premio di maggioranza. Forse un ulteriore tentativo di avvicinamento tra Di Maio e democratici?

 

Giorgia Meloni è furiosa: “La XVIII Legislatura perde subito l’occasione di dare un segnale di responsabilità”, scrive sulla sua pagina. Nella conferenza dei capigruppo della Camera M5S e Pd votano compattamente contro FdI e il premio di maggioranza. Eppure è proprio l’assenza di un premio di maggioranza ad aver prodotto lo stallo che stiamo vivendo dal 4 marzo.

“Questa modifica avrebbe consentito di mettere in sicurezza l’esito del voto degli italiani in caso di ritorno alle urne – conclude Meloni – Se il voto contrario del Pd era scontato perché in linea con la sua migliore tradizione antidemocratica e contraria alla volontà popolare, a stupire è il no del Movimento 5 Stelle che ha addirittura sollevato rilievi di legittimità. Evidentemente Di Maio e i grillini si sono talmente normalizzati che preferiscono scegliere il Governo nel Palazzo invece di garantire agli italiani il diritto di scegliere da chi essere governati”.

Nonostante lo stallo palese, il Presidente della Repubblica chiama un secondo giro di consultazioni senza dare tempo alle parti di parlarsi. Di Maio è evidentemente pronto a tutto pur di sedere sulla poltrona più alta del Governo. Per lui governare con Salvini o con il Pd è uguale, purché qualcuno dica di sì. Siamo alla follia. Nel frattempo il Pd si spacca per la proposta di governo Pd-M5S, la base grillina è in fermento, Salvini non vuole escludere Berlusconi dal governo e… Mattarella chiama le consultazioni. Siamo alla follia, parte seconda.

Di MAio accusa Salvini di essere contrario al rinnovamento perché si trascina la zavorra del Cavaliere, come se tentare un governo col Pd sia segno di rinnovamento. Voltando le spalle seccamente a Salvini, Di Maio sta provando a circuire tutto il Pd e a spaccare il centrodestra. In questo scenario, dunque, l’unico segno di rinnovamento è stato dato da Fratelli d’Italia con la proposta di riformare la legge elettorale. Con un premio di maggioranza tutto questo non sarebbe potuto accadere e oggi avremmo avuto un Governo.

Ma per i grillini possono esserci rilievi di legittimità costituzionale. Un girotondo che sta per ripetersi con il secondo turno di consultazioni, in piena campagna elettorale per le amministrative in molti comuni italiani. Il Quirinale, se non avrà un nome a cui affidare la formazione del Governo, non avrà quindi molta scelta. Si tornerà alle urne.

La Redazione

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