Le possibilità di governo si azzerano. Di Maio apre al PD

Dopo un mese ancora nessun governo. Di Maio apre al Pd, Salvini non molla Berlusconi. Meloni intanto cuce il centrodestra e rinsalda l’alleanza: “Non ci divideremo”

Le elezioni del 4 marzo sono passate da un pezzo, ma del governo ancora nessuna traccia. Le percentuali ottenute dal Movimento Cinque Stelle e dal centrodestra non consentono governi che non siano frutto di accordi tra le parti. “Una legge elettorale vergognosa che noi non abbiamo votato – racconta Meloni, leader di Fratelli d’Italia – E che sapevamo ci avrebbe condotto a questo stallo”.

Salvini cerca di aprire a Di Maio, che però non vuole saperne di Berlusconi. Il Pd intanto gongola e se la ride, guardando lo spettacolo e sapendo che tra i due litiganti il terzo gode. E infatti questo terzo può essere il Pd, chiamato in causa più volte da Di Maio: “Mettiamo da parte le asperità – riferendosi al Pd – Per il bene del Paese”. Colto forse alla sprovvista, il Pd si spacca. Per Franceschini è il momento di “riflettere”, mentre per Martina, ministro uscende alle Politiche Agricole e attuale reggente dei dem, è “Apprezzabile il cambio di tono ma il M5S resta ambiguo”.

Di Maio fondamentalmente vuole la poltrona da Presidente del Consiglio. E per farlo sembra essere disposto a tutto. Sa che con Salvini non potrà ottenerla, visto che per il leader del Carroccio “La presidenza del Consiglio spetta al centrodestra”. Ed è sempre Salvini a richiamare lo spettro delle urne: “O si dà un governo all’Italia o si torna al voto”. L’unica possibilità che vede Salvini, fuori dal centrodestra, è il dialogo con il M5S, ribadendo un secco no all’apertura al Pd. Per Giorgia Meloni quella di Di Maio è una strategia: “Tenta di spaccare il centrodestra, solo così può vincere”. Nel centrodestra è proprio la linea di Meloni a vincere, portando una delegazione composta dai tre partiti vincitori senza maggioranza delle ultime elezioni, Lega – Forza Italia – Fratelli d’Italia, alle consultazioni al Quirinale.

Se la partita alla Camera e al Senato è stata decisa in un battibaleno, con l’elezione di Fico e di Alberti Casellati, quella del Presidente del Consiglio rischia di durare a lungo. Magari portando a un governo del Presidente. O anche peggio.

 

La Redazione

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