Finocchio, Cinque Stelle sconfitti dagli anziani: il Consiglio di Stato li lascia sulla Collina della Pace

La Collina della Pace è diventata negli anni una terra di contesa. L’amministrazione Cinque Stelle dal suo insediamento ha dichiarato guerra agli anziani del Pierino Emili per farli sgomberare dal casaletto della Collina della Pace. Gli anziani ricorrono però al Tar del Lazio e al Consiglio di Stato, dove per la seconda volta ottengono la vittoria

Il casaletto alla Collina della Pace di Finocchio resta agli anziani. Così decide il Consiglio di Stato, che si esprime per la seconda volta a favore del centro anziani Pierino Emili il 9 novembre 2018. L’ordinanza del Consiglio di Stato si esprime “Contro Roma Capitale – si legge nel testo pubblicato – per l’esecuzione dell’ordinanza cautelare del TAR Lazio”.

Le motivazioni addotte all’ordinanza contro Roma Capitale sono molteplici: “L’istanza di Roma Capitale di revoca dell’ordinanza cautelare deve essere respinta, sia tenuto conto del fatto che la certificazione di conformità prodotta nelle more del giudizio non elide i dubbi in ordine all’abitabilità della sede di via Massa Silani, sia considerato che la concessione della misura cautelare non si è fondata esclusivamente su tale profilo”.

Per l’amministrazione Cinque Stelle gli anziani sono nel vecchio centro di via Massa Silani, quando nella realtà sono sulla Collina della Pace. Per questo il centro è stato isolato negli ultimi due anni e mezzo, non ricevendo più alcuna comunicazione, destinata ai locali di via Massa Silani, vuoti, piuttosto che alla Collina. “Non possiamo nemmeno svolgere le elezioni per il rinnovo del consiglio – spiega il presidente del centro anziani, Franco Grimolizzi – Il Municipio va di fatto contro il regolamento comunale sui centri anziani”.

Vincono gli anziani

Giovanni Nardone, membro del centro anziani Pierino Emili

Il Consiglio di Stato si esprime quindi contro Roma Capitale, che aveva chiesto di annullare la sospensiva della delibera municipale grillina contro il Pierino Emili. In più “Accoglie l’istanza del Centro Sociale Anziani Pierino Emili di esecuzione della stessa ordinanza” ovvero la sospensiva della delibera stessa. Infine riconosce “L’obbligo di Roma Capitale di considerare quale sede del centro, ai fini del procedimento di rinnovo delle cariche sociali, la sede di via Bompietro” sulla Collina della Pace.

Gli anziani vincono ancora, ma quanto ci sono costati gli errori dei Cinque Stelle? Per attuare la loro delibera i Cinque Stelle avevano speso circa 80mila euro per ripristinare i locali di via Massa Silani, vuoti da due anni. Una risistemazione inutile perché, come si è visto, il centro non ci si sposterà. A questa spesa va ad aggiungersi quella delle spese legali. Perché l’Avvocatura Capitolina la paghiamo tutti noi, con le tasse.

La storia completa è lunga anni e non può risolversi in poche righe. Tentiamo comunque l’impresa, tenendo conto che l’ultima fase avverrà il 19 dicembre con la sentenza definitiva del TAR del Lazio.

 

La storia in pillole

Il casaletto della Collina della Pace, a Finocchio, fa gola a molti. I terreni erano di Nicoletti, ex tesoriere della Banda della Magliana. Per la legge 109/96 i beni confiscati alla mafia sono da usarsi nell’uso sociale, ovvero restituiti alla cittadinanza tutta. Inizia quindi un percorso di riqualificazione durato tre amministrazioni. Si inizia con i progetti di Veltroni, i lavori di Alemanno e le assegnazioni di Marino.

Alcuni cittadini mal digerirono la decisione dell’amministrazione Alemanno di assegnare il casaletto in via di costruzione al centro anziani Pierino Emili. Il casaletto era da destinarsi, secondo la delibera di Veltroni, a un punto ristoro del casale più grande, anch’esso in via di costruzione all’epoca, successivamente assegnato alle Biblioteche di Roma. Sotto Marino la giunta del Municipio VI assegnò i locali del casaletto al Pierino Emili “in via provvisoria e a carattere d’urgenza”. Su questi due punti si sono battuti i Cinque Stelle, che volevano ristabilire i punti presenti della delibera Veltroni e modificati da Alemanno.

L’arrivo dei Cinque Stelle cambia tutto

Per la maggioranza del Municipio “Non era chiara l’urgenza con la quale venivano assegnati i locali – commentava nelle commissioni e nei consigli l’attuale capogruppo M5S Giancarlo Colella – Visto e considerato che il centro anziani Pierino Emili ha già una sua sede in via Massa Silani”. Per questi motivi, da due anni a questa parte, i Cinque Stelle hanno iniziato una crociata per sgomberare i locali del casaletto dagli anziani, offrendo loro come unica alternativa il ritorno al vecchio centro.

“Via Massa Silani è inagibile – dichiarava Franco Grimolizzi, presidente del centro Pierino Emili – Non ci sono uscite di sicurezza, non c’è spazio per le nostre attività e non c’è spazio fisico per contenerci tutti”. Obiezioni che non hanno mai trovato accoglimento, anche se l’amministrazione si era messa di buona lena a ristrutturare il vecchio centro: 80mila euro e oltre. Ma i lavori erano stati fatti in assenza dei documenti per l’agibilità.

80mila euro buttati

Era il febbraio 2018 quando il presidente Grimolizzi ricevette la lettera: “I locali siti in via Bompietro dovranno essere lasciati liberi entro e non oltre 15 giorni”. La dichiarazione di guerra era stata appena consegnata e gli anziani non si tirarono indietro. Si affidarono alla giurisprudenza, mentre dall’altro lato il gruppo di Fratelli d’Italia del Municipio VI aveva iniziato a stare al loro fianco.

“Non capiamo l’accanimento dei Cinque Stelle contro gli anziani di Finocchio – dichiaravano congiuntamente i consiglieri di Fratelli d’Italia – Ma sicuramente sappiamo da che parte stare: con loro”. Quella lettera rappresentò la chiave di volta per gli anziani: l’urgenza dava modo all’avvocato di appellarsi al Consiglio di Stato dopo una precedente sconfitta presso il TAR del Lazio.

La ristrutturazione di via Massa Silani, 80mila euro, era ormai terminata. L’avvocato nota l’assenza dell’agibilità e la pone come arma a favore degli anziani. Si appella al Consiglio di Stato, essendo la situazione urgente perché lo sgombero doveva avvenire entro i 15 giorni dalla consegna della lettera. Il Consiglio di Stato si esprime favorevolmente verso gli anziani e sospende la delibera dei Cinque Stelle.

Una delibera anti delibera

La protesta degli anziani contro la delibera dell’aprile 2017

I Cinque Stelle avevano infatti approvato una delibera anti delibera. Per sgomberare gli anziani avevano annullato la delibera che aveva fatto l’amministrazione precedente, ponendo fine a ogni dubbio. Fu un consiglio municipale molto partecipato, soprattutto dagli anziani, che si erano presentati con cartelli variopinti: “Giù le mani dagli anziani”, “Bar Cinque Stelle” e molti altri. Dall’altro lato della barricata i Cinque Stelle e i sostenitori della delibera anti delibera, tra cui l’associazione di quartiere Collina della Pace e Libera, l’associazione anti mafia nata dall’azione di Don Luigi Ciotti.

Immediata fu la risposta degli anziani, che fecero ricorso presso il Tar del Lazio, che rigettò la domanda degli anziani il 9 marzo. Il Presidente del Municipio VI Roberto Romanella esultava su Facebook, per poi dover frenare l’entusiasmo. Infatti gli anziani non mollarono e si appellarono al Consiglio di Stato non appena fu chiara l’urgenza da parte del Municipio di sgomberare i locali, che lo stesso Romanella riteneva “A questo punto chiara l’illegittima occupazione a tutt’oggi perpetrata da un ristretto gruppo di cittadini, che si è voluto finora appropriare di un bene pubblico ai danni dell’intera collettività”.

Come già detto, il Consiglio di Stato blocca la delibera dei Cinque Stelle: gli anziani restano sulla Collina della Pace. Il Municipio non si dà pace, perdonate il gioco di parole, e continua la sua crociata. Produce i documenti necessari per mandare via gli anziani e chiede al Consiglio di Stato di annulla quella prima sospensiva di marzo.

Contrariamente alle aspettative, però, il Consiglio di Stato dà nuovamente ragione agli anziani e rigetta la domanda di Roma Capitale.

L’ultima parola, allo stato attuale, spetterà al TAR del Lazio, per la sentenza definitiva del 19 dicembre.

 

La Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*